La costa del giocar di ruolo

Giovedi’ 14 e’ stata rilasciata l’espansione gratuita (o, come la chiamano loro, content patch) Shores of Evendim”
E’ un miglioramento decisamente notevole, sotto ogni aspetto, del gioco. Non e’ tanto la nuova zona, le nuove quest, i nuovi drop, i nuovi mosti, il nuovo sistema musicale o gli “armour set” (che non sono la stessa cosa di World of Warcraft) bensi’ altre features a rendere decisamente piu’ piacevole The Lord of the Rings Online.
A partire dal nuovo motore grafico, piu’ potente ma ancor piu’ flessibile del gia’ suo ottimo predecessore. Nessun rallentamento, nessuna “graphic lag”, nula di nulla. magicamente ogni problema e’ sparito. Ora anche computer non potenti riescono a far girare in maniera giocabile il titolo Turbine.
E una certa blogger e’ decisamente felice di non laggare piu’.
E, si, e’ sparito anche il noiosissimo “memory leack”
Comunque non sono ancora stato nella nuova zona, e tra il Summer Festival, gli eventi di Kinship ed altro, chissa’ quando mai ci andro’. Pero’ mi frugola una certa idea in testa.

Ma l’aspetto veramente bello di LOTRO e’ un altro.
Venerdi’ sera non mi sentivo bene e, pertanto, avevo poca voglia di giocare. Ma in una certa maniera: non mi sentivo di fare fellowship (un curatore svogliato o distratto o assonnato e’ il peggior elemento che si possa avere. Meglio prendere un altro giocatore a caso, fara’ sicuramente meno danni). Ho dato una mano ad alcuni nobili membri della Kinship nell’ammazzare un gigante e poi, via, verso… il letto? No! Verso un altro tipo di gioco, ma sempre in LOTRO. Sto parlando del Role Playing. Era in corso un’interessantissima e dotta discussione tra il nostro principe Harlan e Arcalimon (ovvero Alberto ovvero Anunduil. Che piu’ passa il tempo e’ piu’ mi sorprende in maniera piacevole) sul concetto di morte nel Signore degli Anelli e, piu’ in generale, nelle opere dell’immenso JRR Tolkien. Inoltre toccavano concetti (la religione nelle Opere del Professore ed altri) che mi stanno affascinando e che sto approfondendo proprio in questo periodo.
Leggerli e intervenire, dal basso delle mie cognizioni, ogni tanto e’ stato piacevolissimo. Peccato che troppo presto il mio corpo e i miei occhi si siano ribellati alla mia sete di apprendere ed abbia dovuto chiudere il gioco. Perche’ e’ stata un’esperienza affascinante, la dimostrzaione di come giocare di ruolo faccia tutto fuorche’ male ma, anzi, stimola l’intelletto.
Possano le Stelle di Ea guidarvi nel vostro cammino e possa la Birra infondervi il necessario coraggio per sconfiggere gli emissari dell’Ombra *si inchina rispettosamente e se ne va a letto*
(Giocare di ruolo, alla fin fine, e’ trascorrere una piacevolissima serata tra amici)

  • Elendhur, io sono di base un PvPer. Non avevo mai giocato di ruolo in un MMORPG, nemmeno in Ultima (anche perche’ i PK non e’ che mi permettessero molto GdR 🙁 ). E le mie esperienze, che passano da giochi in cui la componente PvP (oppure RvR) e’ essenziale ad altri full PvE (WoW incluso), non mi hanno mai pemesso di esprimere la mia anima da RPer. Ero solo focalizzato sull’avanzare di livello e, si, fare bagarra in guild chat.

    LOTRO: sara’ stata l’ambientazione, sara’ stato il background, ma e’ dal “open weekend ” nordamericano che lo sento non solo come il _mio_ titolo, ma anche come il gioco nel quale _si deve_ giocare di ruolo.

    E, soprattutto, ho avuto la fortuna di incontrare voi, Heren Ranodur: una Kinship a misura di RPer. E a misura di giocatore. Dove tutti ci sentiamo coinvolti, dove tutti abbiamo… dobbiamo dire la nostra.

    Per questo sono io che dico: “Grazie *si inchina profondamente* a Te, mio Aran”

  • utente anonimo

    Sempre puntuale e preciso, Mastro Bemli! Ottimo spunto ed ottima interpretazione: è proprio la chiave di lettura di “questo” MMORPG che cambia le cose, che rompe degli schemi chiusi e sterili che si sono andati via via consolidando nel panorama dei MMORPG. E la testimonianza l’abbiamo proprio ad Ost-Rànodur, dove la grande maggioranza dei suoi abitanti o ospiti ammette che è dai tempi di Ultima che non riesce a trovare uno vero stimolo per giocare di ruolo.

    Dal canto mio ringrazio tutti quelli che mi stanno dando una mano a questo progetto che spero possa gratificare non Bemli, nè Ingwegar, nè Elendhur, ma le persone che stanno davanti al monitor e che pigiano i tasti sulla tastiera.

    Sùilad o Elendhur, Aran Rànodur!

  • mai parole più sagge sono state scritte, per quanto possa sembrare solo un gioco, intraprenderlo immedesimandosi in un alterego con la sua storia e le sue origini diventa uno stimolo in più per approfondire conoscenze. Giocare di ruolo non è difficile ma entusiasmante, mettere insieme discorsi o frasi calati nel contesto di ciò che stai rappresentando aiuta il cervello a lavorare di più, tutto diventa come un buon libro dal quale è difficile scappare!