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518 pagine di nulla

La Compagnia del Corvo

è il classico esempio su come si può fare un uso improprio della carta e dell’inchiostro.
Il libro non e’ brutto: peggio.
E’ la fiera delle banalità fantasy con, in sovrappiù, un paragrafetto che vorrebbe essere erotico ma che, tutt’al più, strappa un sorriso per l’ingenuità dell’autore: si nota che l’ultimo atto sessuale a cui abbia mai assistito e/o preso parte si trovava su un Le Ore Mese di circa 20 anni fa, mese più, mese meno.
Ma torniamo a bomba: Balaia (ma solo la parte orientale) e’ minacciata dai Balaiani dell’Ovest, detti Occadi (forse incazzati per un nome tanto idiota?), supportati dai, e qui c’è veramente da tremare, Lord stregoni. Riusciranno i nostri eroi a trovare il potente incantesimo e gli ingredienti atti a realizzarlo in tempo per sventare la temibile invasione? Riuscirà il giovane padaw… mago del College di Xetesk a lanciare l’incantesimo prima che per Balaia Est sia troppo tardi?
Si, ovvio, il bene vince sempre e i cattivi se la pigliano costantemente la dove eran vergini fino a poche righe dalla fine del libro.
Ma quello che più disturba, leggendo l’opera prima (e speriamo ultima) di James Barclay, e’ l’uso spropositato degli stereotipi, dei cliché del genere fantasy: non un’idea originale, non un lampo di genio, nulla che elevi il libro dall’esser catalogato come l’ennesima “harrypotterata” per idioti decerebrati,
Parafrasando la critica di Time Out:

Un debutto sorprendente
che dona nuova linfa al fantasy:
epico, dal ritmo serrato e ricco d’azione!

Un debutto inutile
che nulla aggiunge al fantasy:
braccia rubate alla pastorizia!

 

(la colpa non e’ solo dello scrittore, ma anche della pessima traduzione in italiano)

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