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La rivoluzione firmata

Come ha fatto sagacemente notare Massimo Gramellini sulla Stampa, quello che sta accadendo in questi giorni, non solo a Londra ma in molte città della Gran Bretagna, è una "rivoluzione griffata".

Giovani con scarpe Nike o Reebok oppure Adidas; giubbetti e tute delle stesse marche; pantaloni "a la page" o jeans come Levi's e Wrangler.

 

E' come se Pellizza da Volpedo avesse ritratto il quarto stato vestito degli equivalenti Armani, Prada, Gucci, Fendi o Dolce e Gabbana dell'epoca.



 

Eppure, per ammissione stessa del Premier David Cameron quello che sta succedendo non è dovuto, o non solo dovuto, alle bande che controllano lo spaccio di stupefacenti ma è soprattutto il termometro di un forte disagio sociale.


Quanto avvenuto a Birmingham, con tre non britannici uccisi da una mitragliata proveniente da un'auto di passaggio, è il segno che, probabilmente, le forze dell'estrema destra britannica, come il British National Party,  stanno scendendo in piazza sia per alimentare gli scontri che per trarne vantaggio da un punto di vista politico.
Anche i saccheggi sono alla moda: Pioneer, Sony, Panasonic, Samsung, LG ed altre marche e negozi di elettronica e non solo, come ci si potrebbe aspettare, birra e cibo.
 


 

Quello che sta capitando nella Gran Bretagna o, meglio, i vestiti e certi comportamenti dei giovani in rivolta sono l'ennesima dimostrazione di come l'avere ha preso il sopravvento sull'essere, purtroppo.
 


 

(Immagini della rivolta tratte dal Daily Telegraph, tutti i diritti riservati)

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