Abbiamo fatto l’Italia

ora dobbiamo fare gli italiani
(Il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri. E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani)
E ad oggi, nel terzo millennio dopo Cristo, gli Italiani, inteso come popolo unito, con un forte senso dello Stato e della Nazione, non sono ancora stati fatti.
Perché, e lasciamo da parte ogni discorso riguardanti secessionisti in camicia verde o partiti localistici, siamo il paese dell’interesse personale, meschino; dove, a parte eccezioni, non si vota per il bene dell’Italia ma per il proprio tornaconto. Chi vota Tizio perché spera che gli abbassi le tasse, chi vota Caio affinché aiuti le famiglie con almeno 22 figli a carico o chi vota Sempronio perché si. E poi hanno il coraggio, con una faccia tosta degna di miglior occasione, il coraggio di indignarsi.
Perché loro sono quelli che benpensano

i conformisti di ogni stagione

e gli ipocriti, i perbenisti interessati e i falsi

Sono  quelli che la Casta di qua, la Casta di la, senza accorgersi di far parte anche loro di una corporazione, di un sindacato o di un consesso.
Questa sera ho sentito le dichiarazioni dei segretari dei Sindacati che, indignati, inveivano contro la riforma delle pensioni attuata dal governo Monti. Ma di chi è, in parte, la colpa se il sistema Italia è al collasso? Esatto, di certi piccoli privilegi che i sindacati hanno, nel tempo, voluto mantenere per se ed i loro rappresentanti. Ma ora il conto lo pagano tutti, e non solo chi ha consumato. Anzi, i privilegi passati non si toccano, nel più sano italiano medio: “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce ‘o ppassato.”

Medici, avvocati, notai, dentisti, commercianti, grossisti, giornalisti, editori, operai, imprenditori, sindacalisti, studenti… e potrei continuare per ore: eccole, e solo in minima parte, alcune delle altre caste nazionali.
Quando, e se, riusciremo a pensare non più ai nostri interessi o a quelli della nostra categoria; quando, d’improvviso, capiremo che l’interesse nazionale è anche il nostro interesse allora saremo Italiani nel senso più compiuto della parola.
Perché, per ora, la maggioranza di noi è solo un mero abitante di una identità geografica chiamata Italia. Non di più, forse di meno.

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