Il debito pubblico italiano

Tutti, compresi i membri dell’attuale governo “tecnico” (ma che meglio sarebbe definire plutocratico), indichiamo nel pauroso debito pubblico italiano la ragione principale, o una delle, del nostro disastro economico.

In gran parte i motivi dell’enorme debito pubblico italiano sono imputabili alla politica. Esso è stato, fino al precedente governo, un immenso collettore di consensi e voti: si davano soldi agli amici, ed agli amici degli amici, in cambio di voti e/o favori.
Questo avviene non solo a livello nazionale ma, anche, locale: comunale, provinciale, regionale.

I nomi a cui, a livello nazionale, in genere associamo ai colpevoli del nostro dissesto sono noti: Cirino Pomicino, Craxi, Amato(*), Tremonti, Berlusconi, Prodi.

Ma ce ne sono altri meno noti, i vari sotto segretari e i sotto sottosegretari dei vari ministeri, principalmente di quelli economici.

Eppure c’è un nome che, dal 1989, ricorre spesso nel panorama della sprecopoli nazionale: ora come tremendo fustigatore di questo nostro orrido vezzo ma, prima, come “moltiplicatore” del debito pubblico nostrano del 44,53% da 633 a 799 miliardi di lire, +246 miliardi di differenza.
Il nostro, tra il 1989 ed il 1992, era presente in due commissioni chiave dell’economia nostrana, debito pubblico e spesa pubblica; e nel comitato scientifico della programmazione.

Qual è il nome di codesto manibucate? Semplice: Mario Monti.
E ci vogliamo (voi, mica io) far salvare da uno che ha sbianchettato quest’epoca dal suo curriculum? Ma suvvia, un po’ di serietà.


Magari essere uno sprecone e, contemporaneamente, membro del “think thank” neoliberista noto come Trilaterale non è il massimo (il tutto tacendo del fatto che l nostro è membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg ed ex membro del board della banca d’affari Goldman Sachs). Per lui sono quisquilie perché lui è un vero macho:

(*) in realtà Giuliano Amato tentò più volte, con varie manovre pesantissime, di non far fallire l’Italia. Indimenticabile quella da 103.000 miliardi di lire.

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