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Cinque anni di nulla

Nel 2008 il blog di Beppe Grillo lanciava l’operazione Parlamento Pulito ma già l’anno prima, durante il V-Day, raccolse 350.000 firme certificate per chiedere tre semplici cose tramite una legge di iniziativa popolare (art 71 della Costituzione):

1) limite di due mandati, con valore retroattivo, per gli eletti. Che si tratti di elezioni amministrative o politiche non ha nessuna importanza

2) Ripristino delle preferenze

3) ineleggibilità dei condannati anche se solo in primo grado

Ai tempi Beppe venne deriso, gli fu dato del populista, del giustizialista. Destra, centro e sinistra, uniti in un sol coro, condannarono l’iniziativa.

Ora, dopo 5 anni 5, e dopo gli scandali che stanno travolgendo varie regioni italiane, ecco che la vecchia nomenklatura torna alla carica.

Patroni Griffi vuole che dalle prossime elezioni i condannati non possano essere messi in lista mentre Repubblica, organo non ufficiale del Partito (poco) Democratico, lancia il tag #anticorruzione. Fini, che per vent’anni è stato sodale di Berlusconi, lancia la campagna Liste Pulite (nel senso che sono lavate con Perlana?) e Giorgia Meloni vuole il ripristino della preferenza diretta. Praticamente sono tutti quasi d’accordo con quello che 350.000 cittadini firmarono sei anni fa e che fu portato in Senato, da Beppe Grillo, cinque anni fa. Però ognuno preferisce proporre la sua via. Ma scherzi, mica vuoi dire che Beppe e il MoVimento 5 Stelle abbiano ragione? Cosa vuoi che siano 350.000 italiani? Al limite li si arresta tutti e li si manda a Cuba, soprattutto quelli che hanno un blog. Quelli senza in Cina a lavorare alla Foxconn nella linea di produzione dell’iPhone 5.

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