La terza età del cinema

Qualcosa è nascosto. Vai a cercarlo. | Vai e guarda dietro ai monti | Qualcosa è perso dietro ai monti. È perso e aspetta te. | Vai!

Nel mondo del cinema esistono diversi tipi di film: quelli tronfi e pieni di sé, che si autocompiacciono di un manierismo esasperato; quelli che vogliono cambiare il mondo ma, in realtà, mirano solo a gonfiare il portafogli del loro autore; quelli tuttomuscoli; quelli che si credono di sinistra ma sono stati finanziati da Murdoch o Berlusconi; quelli che si credono un capolavoro ma son men che mediocri.

E poi ci sono loro: i film onesti, magari non capolavori ma che quando hai finito di vederli il primo istinto che ti prende non è quello di cavar gli occhi al regista ma di applaudire. Li chiamo “film onesti”, piccole perle nascoste nel mare di una produzione mondiale di incredibili vaccate.

Marigold Hotel appartiene a quest’ultima categoria: non è certamente un capolavoro, ma una semplice commedia onesta che ci strappa sorrisi su sorrisi, ed ogni tanto una lacrima amara.

Una pellicola facile che, astutamente, ne nasconde un’altra: la razzista che impara ad amare i diversi e gli ultimi, il Giudice Supremo (non quello lassù, uno più terreno) che confida ai suoi compagni di ventura di essere, come dire… dell’altra sponda, il single impenitente che convola e la cacciatrice di… e poi c’è la vecchia inacidita che rimane sempre uguale, anche quando tutto intorno a lei si trasmuta.

Un film britannico ambientato in India, che trasuda Kipling e Curry; green tea ed antiche tradizioni, magistralmente interpretato da sei impenitenti membri della terza età di Sua Graziosa Maestà la Regina: Judi Dench in gran spolvero, Tom Wilkinson in buona forma, e la bravissima Maggie Smith (per tacer degli altri) fanno da chiocce a una nidiata di attori indiani (e non) capitanati da un buon Dev Patel.

Un film purtroppo trascurato dalla critica, sia nostrana che foresta, ma che merita di essere visto.

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