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Un fermo NO al nazismo sionista

Prima di tutto sventiamo un mito: chi parla di nazismo sionista o, più brevemente, di nazionism è o un nazista o un antisemita.
Io non sono nessuna delle due:
1) politicamente parlando non sono solo un attivista del MoVimento 5 Stelle, ma sono contro ogni tipo di razzismo, incluso quello attuato dallo stato d’Israele sia contro i suoi cittadini arabi che contro i palestinesi.
2) a parlare contro la politica razzista attuata dal governo della stella di David sono anche… soprattutto ebrei. Leggere l’opinione di Rona Kuperboim; o di Cnaan Liphshiz sulla guerra “pro Sion”; o di Gilad Atzmon sulle pressioni che Israele fa nei confronti di Wikipedia, alterando la verità di fatti storici fa si che si colga che l’essere contro il NaZionismo è, prima di tutto, essere cittadini che odiano e ripudiano ogni forma di violenza e di razzismo.

Però, in Italia come in gran parte del mondo, guai a parlare male di Israele: si viene accusati di ogni nefandezza.
Stano che, quando le nefandezze le fanno gli ebrei, siano in pochi a riportarle:

A parte il Fatto Quotidiano conoscete altri quotidiani nazionali che ne abbiano parlato? Eppure è un classico esempio di aggressione razzista al contrario: così come entrare ad Harlem era, per i bianchi, un azzardo; nello stesso modo entrare nel ghetto ebraico di Roma può essere, per un non ebreo, un modo per andare incontro a gravi problemi o, peggio, ad essere aggredito.
Allo stesso modo in cui i nostri lautamente pagati pennivendoli finanziati con le nostre tasse tacciono della summenzionata aggressione, è interessante notare come essi presentino l’aggressione Israeliana al popolo della Striscia di Gaza.
Intanto poco importa se, assieme al capo militare di Hamas, sia morto suo figlio tredicenne: è un danno collaterale. Ma se quel tredicenne fosse stato un cittadino di Israele che avrebbero fatto i finti giornalucoli italiani? Fiumi e fiumi di inchiostro sull’ennesima vittima innocente dei palestinesi, a cui avrebbero affibbiato, in uno splendido afflato razzista, l’epiteto di porci, ben consci del fatto che i musulmani non mangiano carne di maiale.
Poco importa se, cercando su Google notizie sull’infelice frase di Gilad Sharon che, per fermare la guerra, bisogna radere al suolo tutta Gaza per il semplice motivo che

Gli americani non si sono fermati a Hiroshima; i giapponesi non si stavano arrendendo abbastanza in fretta, così hanno colpito anche Nagasaki

il primo link italiano che ho trovato è stato quello di Today? Molti siti stranieri ed il primo italiano non è quello di un “grande quotidiano” (eppure Gilad il suo pensiero l’ha scritto sul Jerusalem Post e non sul Gazzettino del Mincio). Se è per questo mancano pure il Times, il Wall Street Journal, il Washington Post, il New York Times, Le Monde, il Pais: nessun grande giornale, a parte rari casi che devo ancora trovare per il beneficio del dubbio non conoscendo io molte lingue, ha pubblicato il delirio del figlio dell’ex ministro, ex premier ed ex generale Ariel Sharon.
E tra le ultime corbellerie, perché solo così si può chiamarle, c’è la cancellazione, sul sito di Repubblica.it, di un post di Pierluigi Odifreddi intitolato “Dieci volte peggio dei nazisti“. Qui di seguito quanto scritto dall’insigne scienziato:

Dieci volte peggio dei nazistiUno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

Ma, dopotutto, stando ai nostri scribacchini la guerra l’ha iniziata il popolo Palestinese, evitando accuratamente di scrivere che, in realtà, l’esercito Israeliano occupa militarmente ampie zone che, stando a varie risoluzioni dell’ONU, appartengono ai palestinesi.
Da quando attaccare degli invasori è un attacco e non un atto di difesa?

Da quando cercare di riprendere la propria terra è un atto di guerra?
Israele non vuole riconoscere lo stato di Palestina, non vuole neppure che entri come osservatore dentro l’ONU (minacciò di invaderlo se avessero portato avanti la richiesta, che venne così ritirata). Gli fanno gola l’acqua e i pochi minerali presenti in quello che sarebbe territorio palestinese ma che è diventato, con la folle corsa degli insediamenti illegali voluta dai rabbini più conservatori, terra israeliana.
La pace, la vera pace, passa per il reciproco riconoscimento, la reciproca indipendenza, per la creazione di uno Stato Palestinese unico ed unito ed affiliato all’ONU come qualsiasi altra nazione di questa terra.
Ma sono un illuso non posso aspettarmi nulla da una nazione che ha costantemente negato che altri, in genere volontari occidentali di Freedom Flotilla, portassero il benché minimo aiuto alle popolazioni della striscia di Gaza.
Per me questa non è più una nazione: è un criminale di guerra e di genocidio.
Come diceva il grande Vittorio Arrigoni: restiamo umani.

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