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Cinquanta minuti di applausi

Massimo Gramellini, La Stampa, Buongiorno del 7 gennaio 2013:

Candidati a che

massimo gramellini

Come sempre il mercato delle candidature piazza i suoi banchi nella società civile e come sempre non capisco perché un personaggio televisivo o un editorialista dovrebbero annullarsi in un’istituzione, il Parlamento, che avvilirà i loro talenti e trasformerà dei professionisti di successo in un manipolo di frustrati, costretti a pigiare un pulsante in base agli ordini di partito (cioè dei politici di mestiere) e a cercare visibilità elemosinando interviste di venti righe a quegli stessi giornali su cui prima scrivevano pagine intere.

 

Non avendo bisogno di soldi né di gratificazioni all’ego, cosa li spinge a lasciarsi sedurre dai furbacchioni che comanderanno davvero? Non capiscono che la Casta, impegnata in una battaglia di sopravvivenza, li utilizza come Ulisse utilizzò le pelli dei montoni per uscire dalla grotta di Polifemo: confidando che il ciclope furibondo e cieco, l’elettore, non si accorga che il voto dato ai famosi serve al ceto politico per scampare alla sua ira?

 

Credo nella buona fede delle vittime e penso che – per esempio – un ottimo giornalista come Massimo Mucchetti sia sinceramente convinto, candidandosi, di cambiare la politica. Invece temo che sarà la politica a cambiare lui o più probabilmente a respingerlo come un corpo estraneo. Cambia di più la politica il sindaco di un paesino che il senatore di un grande partito. Perché questa politica ha ricatti, compromessi e ambiguità che ne costituiscono il suo lato oscuro e ineliminabile. Per modificarli bisogna mettersi al volante della macchina. Seduti al posto del passeggero, quando non nel portabagagli, si finirà solo per rimpiangere di avere intrapreso il viaggio.

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