Mission unaccomplished

Se nel tempo le guerre di Corea e, soprattutto, Vietnam hanno generato una vasta filmografia, sia ufficiale che indipendente; le guerre di W sono passate quasi in sordina. Un po’ perché quella contro l’Iraq è stata una delle peggiori idee che mente umana potesse realizzare (andare ad ammazzare uno che, pur non tenendo in alcun conto i diritti umani, ha combattuto da sempre i qaedisti è da geni. Soprattutto se poi consegni loro quella nazione, chiavi in mano), un po’ perché l’Afghanistan non si presta.

Eppure esistono rari film decisamente ben fatti, ed uno di questi è The Hurt Locker di Kathryn Bigelow.

È una pellicola che appassiona, girata nel solco dei migliori film di guerra. Le citazioni si sprecano: basta guardare l’arrivo degli elicotteri alla base della Compagnia Delta per capire che la regista semina in solchi già tracciati in precedenza.

A livello metalinguistico l’opera della Bigelow è moderna con un occhio al passato. Dopotutto in un film di guerra, di una sporca guerra, non può mancare l’amicizia virile, quel senso di cameratismo che ritroviamo in tutte le pellicole belliche: da Il cacciatore a Un mercoledì da leoni. Un’amicizia virile che, talvolta, lambisce l’omosessualità, come si può notare pure nel film in oggetto.

L’opera fotografica operata da Barry Ackroyd è qualcosa di eccezionale perché ci fa vivere da dentro ogni minimo aspetto del lavoro svolto dai nostri eroi, quello degli artificieri. Dalla scena iniziale a quella finale è una carrellata di momenti epici, unici, che tengono incollato lo spettatore alla sedia prendendone le budella e facendole danzare al macabro suono della morte dietro ad ogni angolo.

Film che ha fatto giustamente incetta di premi perché è una pellicola di una grande tradizione: quella del bel cinema di guerra, che non ha paura a denunciarne gli orrori ed errori anche se non arriva al livello di denuncia del sistema operato da De Palma con Redacted. Film che non parla solo di guerra ma, anche e forse soprattutto, di esseri umani, soldati che vivono e muoiono, commilitoni da salvare, persone con le loro ossessioni e le loro fobie, fino ad arrivare a un punto tale che non si ha più paura della morte e la si guarda direttamente in faccia.

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