Siamo tutti esseri umani

Noi tutti che abbiamo la fortuna di credere, di capire le cose, ma da un po’ di tempo la nostra Chiesa ha difficoltà a capire le cose.

Non esistono santi o cardinali, papi o eroi: solo esseri umani.

Habemus Papam è l’ennesima opera di un grande regista (e, parallelamente, mediocre attore e sceneggiatore dannatamente bravo), quel Nanni Moretti che rese, in tempi molto, molto passati, la Sacher torte più leggenda che dolce facile da trovare dal pasticcere sotto casa. Per tacere di molti, molti altri suoi film: alcune pregiatissime e splendide opere; altre incredibili prese per i fondelli dello spettatore ignaro dell’ego smisurato di questo genio&sregolatezza del cinema di casa nostra.

 

Il vecchio Papa (in questo caso facilmente identificabile: Giovanni Paolo II) è morto, ed i centottanta cardinali elettori si riuniscono in Conclave per eleggere il suo successore. Dopo due elezioni andate a gambe all’aria, con i tre favoriti che si dividono in maniera quasi equanime le preferenze dei loro colleghi, ecco che spunta, tra vari “Dio non son degno” e “Non me, Signore”, a sorpresa il nome di un porporato poco considerato per il Soglio di San Pietro: Melville, che accetta la nomina a Vicario di Cristo con estrema titubanza ed umanissima paura finché, giunto il momento dell’annuncio ai fedeli, crolla mentalmente, incapace di reggere il peso di una pressione incredibile per qualsiasi persona. Perché la Fede può tanto ma, evidentemente, non tutto. E la paura, la titubanza, albergano in Melville/Papa fino all’incredibile, e improbabile, scena finale.

L’opera del nostro non è stata ben vista dalla Santa Sede (anche se gli anatemi non hanno avuto lo stesso tenore di quelli scagliati contro “La messa è finita”), come se ad umanizzare il Papa ed i cardinali, che sono persone come tutti noi, si commettesse il più grave dei peccati.
Invece Moretti crea un ritratto umano per nulla blasfemo o peccaminoso di quello che avviene nei Sacri Palazzi: umanizzando il Divino (che tale non è) compie un’opera di mediazione altamente cristiana, portando il Vicario di Cristo tra la gente e le strade di Roma. Dopotutto il Figlio di Dio, di cui il Papa ne è l’erede nominato da uomini, peccatore tra peccatori, non è altro che la migliore Umana Essenza che mai sia stata vista sulla terra. E se Egli si è fatto Uomo, perché non anche Sua Santità?

Un film da vedere, per comprendere sia il Sacro che l’Uomo, con un Piccoli in stato di grazia divina e Renato Scarpa che è grande come al solito. Ma anche Nanni Moretti, che come attore detesto per quella sua voce orrida da ascoltare, gigioneggia come non mai, passando di porporato in porporato. Alcune scene, poi, sono grandissime: quando fa notare che la Bibbia stessa parla della depressione oppure quando i cardinali giocano a pallavolo (l’idea delle riprese al rallentatore è fenomenale con Nanni istrionico come ai tempi di “Palombella rossa”) o ballano.
Non un capolavoro, ma un film decisamente buono che ha la pecca di un finale che lascia l’amaro in bocca. Pertanto non perfetto, ma questa qualità non appartiene a noi mortali.
Qualsiasi scusa abbiate inventato per evitare di vederlo da oggi non è più valida.

(fotografie di Mario Giacomelli)

Da laico ed agnostico rispettoso di tutte le idee degli altri, comprese quelle religiose, pubblico questa mia recensione del bel film di Nanni Moretti come piccolo omaggio al pastore Ratzinger. Anche se, piccolo appunto, Cristo non diede affatto le dimissioni.

Ti potrebbero interessare anche: