Monti: il sogno che divenne incubo

Faccio outing ed ammetto che, per una volta, politicamente presi lucciole per lanterne alla grande.
Quando, caduto il governo del diversamente alto con il tacco di Arcore, Napolitano designò Mario Monti come nuovo presidente incaricato esultai.
Non vidi in lui un eurocrate, anche se lo era, bensì l’uomo che piegò il gigante Microsoft ai dettami della libera concorrenza.
Il discorso di insediamento era pregno di alti e nobili propositi, e non mi ricordai una delle regole fondamentali della politica: diranno quello che non faranno e taceranno quello che metteranno in pratica.
Eppure i primi tempi, con i finanzieri sparsi un po’ ovunque per la penisola a cercar di pizzicare i commercianti (solo loro, come mai?) che non rilasciavano lo scontrino. I fantasmagorici blitz a Cortina e Portofino, e tra me e me pensai: che bello. E non mi accorsi che era fumo gettato negli occhi di persone già accecate dalla propaganda radiotelevisiva: l’Europa ci salverà, dobbiamo tutti (ma tutti tutti o i soliti fin troppo noti ne erano esclusi?) dare il nostro contributo, eccetera.

Ed arrivarono le prime mazzate sulla testa dei soliti: la riforma Fornero, il piegarsi ai diktat dei partiti, nessuna riforma strutturale ma solo e soltanto tasse su tasse.
Il governo deragliò dai buoni propositi iniziali per divenire l’incubo di milioni di italiani: tra esodati, IMU, Tares, aumenti di ogni tipo di’imposta riuscirono a creare nel diabolico disegno di stampo merkelista, ovvero impoverire il Sud a vantaggio del Nord.
Purtroppo alcuni italiani non si sono ancora risvegliati e stanno ancora vivendo il sogno delle promesse non mantenute, altrimenti non mi spiego come il centro montiano e il suo partito possano aver preso così tanti voti.
Per tacere di coloro che, nella vana ed illusoria speranza di promesse che non verranno mantenute, hanno votato PD e PDL, cioè le due gambe del governo Monti.

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