Aliquando pecunia olet

In questi giorni sto studiando parecchio sulla vexata quaestio dell’Outlet di Brugnato: un’incredibile colata di cemento che si inserisce in un contesto dal forte dissesto idrogeologico e che è un vero e proprio pugno nell’occhio sia per quanto riguarda la conformazione del territorio che per l’edilizia già esistente, generalmente le classiche case liguri. Per di più questo comune fa parte delle Bandiere Arancioni, cioè le località eccellenti dell’entroterra secondo il Touring Club Italiano.
Questa è Brugnato:

Io vorrei sapere quale cervello bacato, perché una persona sana di mente non l’avrebbe mai fatto, può dare il suo consenso per inserire in questo contesto paesaggistico un progetto simile:

che è un vero e proprio pugno nell’occhio sia dal punto di vista architettonico che da quello geografico, il tutto tacendo del fatto che un ambientalista che ama le colate di cemento dovrebbe darsi all’ippica, nella speranza che non venga preso a calcioni nelle terga dai cavalli.
No, perché se si crede che questo progetto abbia solo detrattori, come, per esempio, Stefano Sarti, vicepresidente di Legambiente Liguria, si sbaglia. Ci sono anche i favorevoli: tra i tanti nomi eccellenti vogliamo ricordare quello di Marylin Fusco, pluripregiudicata (corruzione, abuso d’ufficio, truffa, eccetera), nota amante del mattone costi quel che costi, e che arrivò a litigare con la Briano dopo l’alluvione del 2011.
Ma esistono anche i favorevoli meno noti. Nella mia ricerca su informazioni, di ambo le sponde del torrente, ho trovato questo articolo, molto ben fatto, preso da Giornalettismo.
Già uno che asserisce che il suo blog è a impatto zero di CO2
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e poi riporta un articolo favorevole a un’opera faraonica e dal forte impatto ambientale a me, scusate, puzza un po’.
Ma non un po’ poco, bensì un po’ tanto, tantissimo. Come se ci sia del marcio in ambientolandia, novella Danimarca 2.0
Non sto a ribattere le ridicole accuse di NIMBY intuibili nel pezzo, e neppure il fatto che nel ricorso al TAR siano presenti alcune associazioni ed altre no (forse perché meno sensibili all’argomento? Forse perché in mano ai soliti pa(r)titi del mattone facile costi quel che costi?).
No, non farò nulla di tutto questo, ma andrò oltre.
A Gian (che in realtà riporta un articolo di Maghdi Abo Abia su Giornalettismo, blog notoriamente vicino al Partito Democratico), alla Fusco e a tutti i patiti del Partito del Mattone (che dev’essere una corrente del Partito delle Grandi Intese e del Partito Unico dell’€uro, che sono la stessa cosa. O, forse, uno dei tanti nomi che ha il Partito del Pensiero Unico Massificato) faccio vedere qualche video, perché le immagini valgon più di cento, di mille, di milioni di parole.






(altri video su Youtube)
Con questo vorrei ricordare a tutti, Renata Briano inclusa, che, anche se l’Autorità di bacino ha dato parere favorevole alla costruzione dell’Outlet, la zona è e rimane soggetta ai vincoli R4 e che il fiume Vara, soprattutto negli affluenti Gravegnola e Pogliaschino, non è affatto tranquillo.
E, per citare Wikipedia: Brugnato è situato in un’ampia pianura alluvionale ai piedi della dorsale appenninica ligure.
Dopotutto quanto recentemente accaduto a Carasco dovrebbe far riflettere i membri del “club del mattone senza se e senza ma”,
A voi favorevoli voglio porre una domanda: e se dovesse succedere un’altra alluvione come quella del 2011, con chissà quante vittime all’interno dell’Outlet, chi pagherebbe i danni?
Perché, scusate, io non voglio pagare per la leggerezza e l’incapacità altrui!
Ma, parimenti, gradirei che i mattonari e i cementificari ad ogni costo leggessero questo articolo del Fatto Quotidiano che fa capire che, sotto sotto, c’è dell’altro, in queste difese senza se e senza ma del… chiamiamolo con il suo nome… Centro Commerciale ShopInn.

(Aggiornamento: a causa di un mancato collegamento sinaptico nel cervello dello scrivente, ho fatto confusione tra Briano e Paita. Mi scuso con le dirette interessate ed ho corretto la frase)