The Counselor

Sai sono molto pragmatici in merito alle coincidenze, ne hanno sentito parlare… ma non ne hanno mai vista una

locandinaManierismo tecnico che gronda da ogni inquadratura, una sceneggiatura esternamente logorroica, una storia/non storia ed un cast stellare (Bruno Ganz sprecato nel ruolo del venditore di diamanti: una scena e via) sono gli ingredienti del nuovo film di Ridley Scott The Counselor.
Pellicola che vede l’esordio di Cormac McCarthy, notissimo romanziere molto amato dal cinema (Non è un paese per vecchi, La strada), alla sceneggiatura per pellicola (il suo unico precedente, The Gardener’s Son, fu adattato da Richard Pearce per la PBS, che è la tv pubblica statunitense).
E’, a mio avviso, il grosso difetto del film è proprio questo: più che a una pellicola classica ci troviamo dinnanzi a un “Oi Dialogoi” (nel senso etimologico- I dialoghi – del termine) su pellicola.
La storia, se tale possiamo definirla, è al limite del nulla, quasi un suicidio in un precipizio senza fine.
(Trama: un avvocato di successo, il cui nome non viene mai pronunciato, in un momento di difficoltà professionale ed economica, ma innamorato della sua fidanzata Laura e deciso a sposarla, decide di accettare la proposta di un suo vecchio cliente, Reiner, affiliato alla malavita messicana dedita allo spaccio di droga, di prelevare un carico di cocaina del valore di 20 milioni di dollari oltre il confine messicano, aiutato da un poco di buono di nome Westray che però prova a metterlo in guardia sulla difficoltà dell’operazione. E così, in seguito ad una catena di eventi apparentemente casuali ma in realtà cagionati dalla torbida Malkina, la fidanzata di Reiner, sarà inevitabile per l’avvocato venire risucchiato nell’abisso di quel mondo, dando vita ad un escalation di violenza e morte)
Costruire un film su un intrecciarsi di dialoghi tra personaggi di cui sappiamo poco o punto (non conosciamo neppure il nome dell’interprete principale, visto che tutti si rivolgono a lui chiamandolo per la sua professione: avvocato).
Il buon vecchio Ridley Scott starà forse cercando quella gloria conosciuta anni fa ed ora scomparsa del tutto.
Prima Prometheus, ora questo, prossimamente Exodus, l’ennesimo film sulla fuga di Mosè dall’Egitto.
Per di più si vocifera di un seguito di Blade Runner.
Appendere la cinepresa al chiodo no?
nota: doppiaggio mediocre. Purtroppo il tempo dei grandi doppiatori è finito. Spero non per sempre.

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