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Il colto e l’inclita
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Il colto e l’inclita

Gran parte della campagna elettorale per le Europee, soprattutto per quanto riguarda tre formazioni (MoVimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia), si basa su un assunto:
1) uscire dall’€uro (Lega e FdI)
2) abolire o ridiscutere il fiscal compact, il MES, indire un referendum per la permanenza o meno nell’€uro, e fare la faccia dura con la Merkel (M5S)
Chi mi segue (direi quei tre o quattro italiani che non hanno di meglio da fare durante il giorno, e che ringrazio calorosamente) sa benissimo che io sono assolutamente contrario alla permanenza nell’area dell’€uro.
Prima usciamo dalla n€urodeliri e meglio è.
Però, e come avrebbe detto il giovane Beppe Grillo “Belin, è una cosa pazzesca”, questi discorsi, per quanto belli e fantastici, sono speciosi ed inutili:
la politica economica nazionale non la si discute a Bruxelles ma a Roma
A Bruxelles si parla d’altro.
Si parla di politiche energetiche comunitarie, di politiche ambientali comunitarie, di politiche di sicurezza comunitarie (e, no, non di Eurogendfor), di politiche alimentari, di salute dei cittadini e di tante altre belle cose.
Peccato che, appassionati della materia a parte, questi argomenti – sui quali i nostri rappresentanti dovranno essere estremamente preparati per non far figure da cioccolatai – non interessino affatto gli italiani.
Pertanto c’è chi decide di fare una campagna elettorale soft, mandando a Bruxelles i soliti faccioni da manifesto; e chi manda sconosciuti (come dice Grillo “sconosciuti alle procure”) carneadi – cittadini qualsiasi.
Sperando che, tra tutti, ci sia almeno qualcuno che sappia parlare inglese (o francese o spagnolo o tedesco…. giusto per non fare la figura dei soliti monolinguisti ignoranti).
E, tra tutti, mi fa specie che il MoVimento 5 Stelle non faccia una campagna moralizzatrice per la chiusura di una delle due sedi dell’Europarlamento, perché trasferirsi armi e bagagli a Strasburgo per tre mesi ma pagare la sede per tutto l’anno è tra l’assurdo e l’idiota.
Prendiamo i 7 punti del MoVimento 5 Stelle per l’Europa:
settepunti
Belli, vero?
Si, peccato che solo il sesto punto (politiche agricole comunitarie) abbia attinenza con quanto si svolge tra Bruxelles e Strasburgo.
E, ma solo in parte, pure il quinto.
Il primo (idem il settimo) è praticamente impossibile: serve una legge di modifica costituzionale, e serve o il 50%+1 dei voti in Parlamento e, poi, un referendum che confermi o cassi la proposta, oppure il 75% dei voti a favore della proposta in Parlamento.
Perché, articolo 75 della Costituzione alla mano:

E` indetto referendum popolare [cfr. art. 87 c. 6] per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge [cfr. artt. 76, 77], quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Ora prendiamo l’articolo 138:

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

In pratica, tra il serio e il faceto:

Il punto 2 è pura politica nazionale, mentre è interessante il punto 3: è sia politica nazionale che dell’area €uro (non confondiamo l’Unione Europea con l’€uro, non sono la stessa cosa!!! Basta leggere qui per capirlo), visto che gli €urobond fanno parte delle (in)competenze della Banca Centrale Europea (area Euro, non area UE). Il punto 4 è di politica estera nazionale. Si, se ne può parlare anche nei corridoi di Bruxelles, o alla “bouvette” di Strasburgo, ma la domanda che aleggia è: la politica comune dei paesi mediterranei cosa deve riguardare?


Quello che mi fa incazzare è questo: già gli italiani sanno poco o punto delle istituzioni europee, perché fare disinformazione o mera demagogia (tipo candidare Tardelli) quando si ha finalmente l’occasione di parlare, senza preconcetti, d’Europa, delle sue istituzioni, dei suoi limiti, dei suoi vantaggi e svantaggi?
Perché, una volta tanto, non facciamo il popolo civile invece che i pecoroni?
La mia è una domanda che cadrà nel vuoto o ci sarà qualcuno che, tra il colto e l’inclita, mi darà una risposta sensata?

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