Omicidio stradale: no, grazie

Chi mi conosce sa che, nella mia vita, sono stato vittima di numerosi incidenti stradali.
Si, una volta ero parzialmente dalla parte del torto, ma la vittima fu una signora anziana ricoverata con un paio di fratture in ospedale.
Per il resto: non ho più una costola (si, forse una si) che non sia fratturata, ho lesioni varie su gran parte del corpo (dal bacino in su, per fortuna), eccetera (e non chiedete l’eccetera: come direbbero ad Oxford, sono ampiamente cazzi miei).
In pratica ho passato svariati mesi della mia vita in ospedale.
Eppure, pur essendo io vittima di chi non rispetta il codice della strada, sono contro a questa nuova fattispecie di reato.
Il perché è presto detto: vorrei vivere in una nazione che preferisce prevenire invece che limitarsi a punire.
Perché basterebbe applicare le leggi esistenti, sia penali che amministrative, per rendere questa fattispecie totalmente inutile.
Perché basterebbe un maggior controllo e presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine per far si che ad ubriachi e drogati non venga voglia di guidare.
Basterebbe, semplicemente, comportarci da paese civile e non barbaro: io non voglio punire dopo, semplicemente voglio salvare prima.
Costa troppo?
E un bel Estiquaaaatzi non vogliamo mettercelo?
Salvare due vite umane non ha prezzo, in ogni senso.
Perché due?
La prima è quella della vittima, il perché è lapalissiano.
La seconda è quella dell’investitore: processi penali, condanne, sbatti il mostro il prima pagina.
Da depenalizzatore, da amante della giustizia e non della vendetta, da persona che preferisce prevenire invece che incarcerare, da ammiratore dell’opera di Cesare Beccaria io dico e continuerò a dire un fermo e deciso
No
alla fattispecie penale dell’omicidio stradale.