La diversità dell’uguale

C’è una cosa che mi fa imbestialire del giornalismo italico: la notizia è più notizia se a commettere il fattaccio di cronaca è uno straniero, meglio se extracomunitario o, in second’ordine, un anarchico o uno dei centri sociali.
Gli altri,  i colletti bianchi, il ceto medio, diventano notizia solo se la combinano veramente grossa.
Tipo mafia capitale, per intenderci.
Tutti abbiamo letto dei latinos che hanno aggredito dei ferrotranvieri con dei macete. Ma… avete mai letto, al di fuori della Liguria, questa notizia?
Parliamo dei Rom che hanno ucciso una colf filippina a Roma poco prima delle elezioni regionali? Clamoroso, no? E di questa notizia che mi dite?
Come? Non avete mai letto nulla?
Ma che strano.
Dopotutto l’ordine dei giornalisti serve a non disturbare il manovratore, mica per informarvi correttamente.
Giusto per, il ragazzo che uccise il vigile è figlio di Puny, il ristoratore portofinese della famiglia Berlusconi.
Mica pizza e fichi.
Mica il pizzarolo egiziano sotto l’angolo, che se osa posteggiare la macchina o il motorino dove non deve glielo bruciano.
Perché non abolirlo?
Dopotutto questi giornalisti, consapevolmente o meno, fanno il gioco di xenofobi e razzisti vari sparsi per la penisola, dei partiti o dei gruppuscoli di gentaglia; come la Lega, Fratelli d’Italia, Casa Pound, Forza Nuova, eccetera; che hanno in odio gli stranieri, i migranti.
Piuttosto, vi ricordate le proteste contro il centro migranti del quartiere Tor Sapienza? E le proteste contro la senatrice grillina Paola Taverna?
Ebbene, diversi di quei contestatori, sia nei confronti di Marino che della Taverna, hanno ricevuto un avviso di garanzia legato all’inchiesta “Mafia Capitale”. Il centro d’accoglienza contro cui protestavano, perfettamente legittimo ed autorizzato, è (era?) uno dei pochi non nelle avide mani di Buzzi&Co.
La prossima volta che “c’hanno raggione a protestare” usate il cervello o, in alternativa, state zitti.
Vorrete mica dar ragione ad Umberto Eco, vero?
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