La bugia del “non c’è un pianeta B”

Bello? E’ il nostro pianeta, l’unico che, con le conoscenze tecniche attuali, ci possiamo permettere di abitare.
Ebbene, lo stiamo distruggendo: deforestazione, innalzamento delle temperature, desertificazione, isole di plastica nell’oceano, e potrei continuare, sono alcune delle molte cause che il genere umano usa per suicidarsi.
Quando, io compreso, abbiamo detto “there’s no Planet B” vi abbiamo in parte mentito.
Chi consciamente, chi no.
E’ vero che non c’è un altro pianeta su cui fuggire (quanta fretta, ma dove corri, dove vai), ma quello in pericolo non è il pianeta Terra.
No, lui se ne frega.
Lui esiste da ere, ha visto sorgere l’inizio e la fine di intere civiltà biologiche.
Ha visto la fine dei dinosauri, che erano tosti e grossi.
E, forse, se non ci sbrighiamo, la prossima civiltà biologica a scomparire sarà quella umana.
Per questo non c’è un pianeta B: perché questo è l’unico che possiamo abitare.
E: o cambiamo atteggiamento e lo rispettiamo oppure prepariamoci all’estinzione.
Perché le ferite che gli stiamo infliggendo non sono nulla rispetto ai disastri del passato, alla cometa che fece scomparire i dinosauri o alle ere glaciali che si susseguirono sul nostro pianeta.
Stiamo facendo danni, anche ingenti, ma quando non ci saremo più e il nostro posto sarà preso dalla civiltà biologica successiva, a quel punto la terra sarà guarita.
Avete presente le innumerevoli forme di vita che abitano il nostro pianeta? Ecco: siamo così egoisti da pensare di essere l’unica forma indispensabile?
Scordatevelo.
Più che “there’s not a planet B” è “there is no more humans on planet Earth.
Alla fin fine è stata una bugia a fin di bene.
E nella speranza che COP21, dopo parate, firme, pompe e circostanze mpn rimanga solo una parata di politici ma un impegno preciso per le prossime generazioni:

DSC_2254