Le bugie sulla revisione costituzionale, ma non solo

NB.: questo scritto va letto dopo "I motivi del mio no all’Italicum", di cui è il seguito ed integrazione, tanto che ne contiene alcune parti.

Partiamo dall’inizio, dalle basi: la Costituzione Italiana non può essere riformata, non si può usare il termine riforma, dato che la Carta stessa usa quello di revisione (art 138).

Chi parla di riforma, pertanto, mente sapendo di mentire, soprattutto perché il termine ha, nell’immaginario collettivo, un significato positivo. Anche se non è vero (e.g.: riforma del sistema assicurativo RCA: si è passati da un prezzo fisso imposto dallo stato a tutte le compagnie al cd “libero mercato”, e sappiamo tutti com’è andata a finire, con un’impennata paurosa dei prezzi delle assicurazioni RCA. Parliamo della riforma del sistema radiotelevisivo, più nota come legge Gasparri? O delle pensioni, più nota come legge Fornero, che introdusse la figura degli esodati? Che manco un esodo biblico ha fatto così tanti danni? Spero di aver minato la vostra visione positiva della parola riforma. Parliamo di quelle dei sistemi scolastici ed universitari – Berlinguer, Moratti, Gelmini, Giannini – o di quella che portò l’INPS ad accorpare altri istituti previdenziali sull’orlo del fallimento? Potrei continuare per anni ad elencare riforme, o deforme, o schiforme, che hanno peggiorato la vita di noi cittadini).

Adesso analizziamo, quasi punto per punto, la cd “riforma Renzi/Boschi”, che potete agilmente scaricare da qui, in un comodo file PDF con il testo a fronte della costituzione vigente: nella stessa pagina avrete a sinistra l’articolo com’è, e poi come sarà (sperando di no).

1) La revisione abolisce il bicameralismo perfetto: parzialmente falso.

Esistono due tipi di assemblea legislativa, o parlamento: monocamerali e bicamerali. Nel secondo caso possono dividersi in bicamerali imperfetti e bicamerali perfetti. Limitatamente all’Europa (non ho esteso il raggio della mia ricerca) esistono due parlamenti bicamerali perfetti: quello italiano e quello svizzero. Le altre nazioni europee o sono monocamerali (e sono la maggioranza) o a bicameralismo imperfetto. In alcuni casi si ha una camera alta elettiva (in toto, come in Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Svizzera; o in parte come in Spagna); in altri una camera alta non elettiva, in genere a fronte di una struttura dello stato o federale (Germania, Austria, Belgio, Paesi Bassi) o decentralizzata (Francia), oppure per ragioni storiche (Regno Unito) o per particolari tradizioni locali (Irlanda, Slovenia).
In Italia l’articolo della Costituzione che regola il tipo di parlamento è il 70.
L’attuale articolo 70 recita:
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

Il nuovo articolo 70:

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.

Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.

Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata.

L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti.

I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione.

I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti.

Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati.

Se ci avete capito qualcosa complimenti.

Io direi che più che un bicameralismo perfetto o imperfetto questo è un bicameralismo alla puttanesca, o “quel gran pasticciaccio brutto di largo Chigi” (sede del Dipartimento per le Riforme Istituzionali presso la Presidenza del Consiglio)

Personalmente sono per il bicameralismo imperfetto puro ed elettivo e il mio articolo 70 sarebbe stato:

La funzione legislativa è esercitata separatamente dalle due Camere. Le materie di competenza di ogni Camera sono decise dalla legge (oppure si potrebbe proseguire elencandole, anche in un apposito articolo della Costituzione, ma sarebbe troppo lungo)


in azzurro le nazioni bicamerali, in grigio quelle senza parlamento, in ocra le monocamerali
2) La revisione diminuisce i costi della politica: minimamente vero.

La diminuzione totale è stata calcolata in circa 50 milioni di euro all’anno, in pratica una somma ben misera per la sottrazione di democrazia (senato non eletto dai cittadini ma scelto dai consigli regionali e dalle città metropolitane) a cui si andrà incontro.
Inoltre questo risparmio può essere effettuato in altri modi:

a) creando una legge elettorale che faccia diminuire in maniera sensibile il numero di deputati e senatori (il M5S propone la metà del numero; io che sono più draconiano opto per la diminuzione fino a 1/3 dei membri – 210 deputati e 105 senatori -, oltre alll’abolizione della carica di senatore a vita anche per gli ex presidenti della Repubblica, e con valore retroattivo)

b) diminuendo sensibilmente le indennità dei membri di ambo le camere, non importa se ex metalmeccanici o avvocati

c) con leggi ordinarie dello stato, o modificando i regolamenti delle due camere

d) con leggi di ambito Costituzionale per l’armonizzazione dei compensi dei consiglieri regionali

e senza dover per forza toccare la Costituzione

3) La riforma abolisce il CNEL: vero (ma lo si può abolire con una banale legge di ambito Costituzionale, a naso troverebbero il 100% dei consensi in ambo le camere, e pure in salotto e nel boudoir)

4) Con la revisione le leggi si faranno in minor tempo: assolutamente falso.

Nel frattempo vi consiglio di leggere “Senato più semplice? Una spiegazione semplicistica” di Corrado del Bo ed Francesco Pallante su lavoce.info Attualmente il tempo medio per emanare una legge è, tra i due rami del Parlamento, di circa 50 giorni. Ci sono leggi che hanno avuto un passaggio più veloce? Si, due esempi: Lodo Alfano (27 giorni contando i festivi, meno non contandoli); e il cd “decreto Salva Italia” del governo Monti, contenente la cd “riforma Fornero” sulle pensioni (si, quella degli esodati): 10 giorni tra i due rami del Parlamento (per incularci o salvare i loro interessi sono velocissimi).

Momento clickbaiting:

Boutades a parte, è possibile che con il nuovo articolo 70 i tempi delle leggi si allunghino ulteriormente. Inoltre quello italiano è un problema meramente tecnico, ed è dato dai cd “decreti attuativi”, ovvero quell’insieme di norme e decreti che rendono una legge attuabile. Che cos’è un decreto attuativo? Ecco la spiegazione, comprensibile a cani e porci e il sottoscritto, che ho trovato su Yahoo Answer:

Quando il Parlamento scrive una legge, lo fa solitamente in termini abbastanza generali, e spesso rimanda i dettagli appunto ai decreti attuativi. Questi ultimi li scrive il Governo, e servono a decidere i dettagli che la legge non ha specificato. Per fare un esempio, l’ultima legge Finanziaria ha stabilito che si potranno avere detrazioni fiscali se si cambia una vecchia caldaia con una più recente ed ecologica. Ebbene, dopo c’è voluto un decreto attuativo per decidere quali caldaie sono considerate abbastanza vecchie da dare diritto allo sgravio, quali caratteristiche devono avere quelle nuove per essere considerate ecologiche, quale iter fare per avere lo sgravio, e così via.

Ma allora non è colpa delle due camere se le leggi ci impiegano così tanto tempo”, dirà meravigliato qualcuno. Esatto: la lungaggine legislativa italiana, quando c’è, è mera tecnocrazia. Poi, ovvio, se una parte preponderante delle due camere non vuole una legge, per quanto giusta possa essere, questa non passerà mai o, al limite, dopo stravolgimenti o lungaggini infinite.

Ah, se solo potessimo scrivere noi le leggi…

5) Con la revisione aumenta la partecipazione popolare: parzialmente falso.

Qui la spiegazione non è facilissima. al contrario di molti dei paesi europei, e contro le raccomandazioni del Consiglio d’Europa che ci invitano a portare il quorum dei referendum a zero o al massimo al 20% degli aventi diritto (per esempio i Paesi Bassi hanno portato il quorum dal 30% al 20%. Qui lo studio su cui si basano le raccomandazioni del Consiglio d’Europa), noi abbiamo un quorum di partecipazione del 50%+1 degli aventi diritto al voto, esattamente come Bulgaria, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia. Orbene, con la revisione costituzionale si avrebbero due ordini di quorum:

1) rimane invariato se vengono raccolte 500mila firme (esattamente come oggi)

2) passa al 50%+1 delle persone che si sono recate a votare alle precedenti elezioni politiche (se l’affluenza è stata del 60% il nuovo quorum diventa del 30%+1; se è stata del 80% diventa del 40%+1, eccetera) se le persone che firmano la richiesta di referendum abrogativo diventa di 800mila firme.

Mentre per le Leggi di Iniziativa Popolare (quelle fatte dai cittadini) si passa da 50mila firme (e senza l’obbligo di discussione parlamentare) a 150mila firme e l’obbligo di discussione parlamentare.

Luci e ombre, vero, però basterebbe poco per passare quorum zero 20% massimo, alle leggi di iniziativa popolare a discussone obbligatoria anche con 50mila firmatari, all’introduzione di altre forme referendarie come il propositivo, il confirmativo, il deliberativo, il legislativo, e il costituzionale.

Volete maggiore potere? allora che ne dite se anche da noi introducessimo la figura della revoca del mandato elettorale (recall in inglese)? Che è? Semplice: se il vostro rappresentante in parlamento si comporta in maniera poco consona al mandato popolare ricevuto, questi può essere sfiduciato dai suoi elettori che gli revocano il mandato e viene automaticamente dimesso dal popolo.
Vi ricordate l’articolo 1 della Costituzione?

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Che ne dite se iniziassimo non a stravolgere la Carta Fondamentale, ma ad applicarla? Magari partendo proprio dall’articolo 1?

6) Grazie alla revisione le regioni conteranno di meno: vero.

Però iniziamo a chiederci il motivo di questo “contar di meno”, quando si crea una legge elettorale che ha alcune similitudini con quelle in vigore in Germania, Austria (stati federali) e Francia (stato decentralizzato), ma si punta tutto sullo stato centralista?

Com’è possibile creare un papocchio simile e farlo passare per una “riforma” (Fornero 2) innovativa? Semplice: vi stanno prendendo per i fondelli. (a seguire anche un po’ di sano peronismo populista, alla stregua di certi articoli sull’Unità).

Vi è in parte una motivazione economica:

e in parte parecchia sana ignoranza della ministra Boschi, definita da Besoschi “ma sai che a Maria Elena è piaciuto tanto l’esame di stato per entrare nell’ordine degli avvocati che lo ha fatto tre volte, per dire quanto le piace studiare.”

Il problema reale viene da una serie di riforme e di modifiche al titolo V della Costituzione (ultima, in ordine di tempo, quella del 2001) che hanno fatto dell’Italia un mostro bicefalo: federalista e decentralista.
Sarebbe bastata una riforma organica in senso realmente federale, e non ipercentralista come la Renzi-Boschi, per avere il mio plauso.
A me lo stato ipercentralizzato non piace, oltre a trovarlo anticostituzionale.

7) La revisione garantisce l’equilibrio tra i poteri dello stato: falso al cubo.

Una democrazia compiuta e liberale è caratterizzata da tre poteri, spesso in contrapposizione democratica tra loro:
a) potere legislativo (il parlamento che fa le leggi)
b) potere esecutivo (il governo che mette in attuazione le leggi scritte dal parlamento)
c) potere giudiziario (che fa rispettare le leggi scritte dal parlamento ed attuare dal governo)

che devono essere distinti e separati tra di loro, secondo la teoria enunciata da Montesquieu ne “Lo spirito delle leggi”: “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere […] In base al primo di questi poteri, il principe o il magistrato fa delle leggi per sempre o per qualche tempo, e corregge o abroga quelle esistenti. In base al secondo, fa la pace o la guerra, invia o riceve delle ambascerie, stabilisce la sicurezza, previene le invasioni. In base al terzo, punisce i delitti o giudica le liti dei privati […] una sovranità indivisibile e illimitata è sempre tirannica”.

Con il combinato disposto tra Italicum e revisione costituzionale questa separazione dei poteri magicamente sparisce.

Oddio, non che con il Porcellum andasse molto meglio, ma almeno garantiva un equilibrio disequlibrato (è un gioco di parole) tra i due rami del Parlamento, che potevano anche essere con maggioranze diverse.

Inoltre, con la modifica della Costituzione, il Presidente della Repubblica, che in teoria dovrebbe essere il garante degli italiani e della Carta (poi abbiamo scoperto, Renzi dixit, che questa revisione poco democratica e molto dittatoriale, ha un padre: Giorgio Napolitano). Peccato che diventerà il garante del partito di maggioranza assoluta (il suo partito). Per tacere che il Parlamento elegge i membri laici del CSM e quelli di sua competenza della Corte Costituzionale.

In pratica avremo i tre poteri dello stato e il supremo organo di garanzia nelle mani dello stesso, unico partito. Non importa chi sia quel partito, se centrodestra o PD o 5stelle, no: rimane una dittatura della maggioranza.

John Stuart Mill: Se tutta l’umanità meno uno fosse d’una stessa opinione, e un solo uomo fosse dell’opinione opposta, l’umanità non avrebbe maggior diritto di ridurre al silenzio quell’unico uomo di quanto quell’uomo avrebbe diritto, potendo, di ridurre al silenzio l’umanità.

Alexis de Tocqueville: Per me, quando sento la mano del potere appesantirsi sulla mia fronte, poco m’ importa di sapere chi mi opprime, e non sono maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché un milione di braccia me lo porge.

Vedo chiaramente nell’eguaglianza due tendenze: una che porta la mente umana verso nuove conquiste e l’ altra che la ridurrebbe volentieri a non pensare più. Se in luogo di tutte le varie potenze che impedirono o ritardarono lo slancio della ragione umana, i popoli democratici sostituissero il potere assoluto della maggioranza, il male non avrebbe fatto che cambiare carattere.

8) La riforma garantisce maggiore governabilità (si, anche il Cile di Pinochet lo faceva): vero

governabilità: bene, allora io mi diverto.

Barak Obama: due presidenze, una caratterizzata dalla camera a maggioranza democratica e dal senato a maggioranza repubblicana; l’altra da ambo i rami del congresso a maggioranza repubblicana

Angela Merkel: tre governi, due (primo e terzo) di “Große Koalition” con lo SPD (socialisti); uno, il secondo, a “coalizione naturale” con i liberali di Westerwelle

David Cameron
: il primo governo Cameron è stato il primo caso, nella storia del Regno Unito (a mia memoria), di governo a coalizione tra conservatori e liberal-socialisti. Di solito la coalizione era di tipo “lib-lab” (liberali-laburisti)

Mentre, poi, un giorno vi spiegherò come si forma il governo della Svizzera, la (nuova) formula magica e l’ammucchiata politica istituita a sistema di governo. In Svizzera.

O vogliamo parlare della Spagna e delle due (e magari tre, prossimamente) elezioni senza un governo, neppure di coalizione? Eppure la loro economia si sta rilanciando alla grande, da quando il governo a guida PPI può occuparsi solo degli affari correnti. Chissà come mai…

Forse perché la governabilità è una chimera alata impossibile da raggiungere nei paesi realmente democratici e realizzabilissima in quelli poco democratici (la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan, dette democrature) o nelle dittature (Al Sisi in Egitto, per esempio) o nelle monarchie assolute (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, eccetera)

Per concludere una citazione, per far capire che non serve tanto un governo forte ma un popolo saldo, perché uno stato è forte solo quando il popolo è forte:

La libertà […] ha la sua radice nella società feudale […] qui noi la conosciamo sotto il nome di privilegio. Dove la forza dello Stato è ridotta a una mera parvenza, la libertà non può sussistere che a questo titolo”

G. De Ruggiero, Storia del liberalismo europeo, Laterza.