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Perché votare no al referendum costituzionale
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Perché votare no al referendum costituzionale

Due voci, una sia scritta che in video; l’altra solo in video, che spiegano le loro ragioni, che in parte sono anche le mie, del loro no alla schiforma (o deforma, come altri la definiscono) costituzionale del trio leberlusconen Renzi-Boschi-Verdini
Nel primo caso si tratta di Danilo Zannoni, del Centro per la Democrazia Costituzionale di Genova Città Metropolitana:

Come tutti saprete il 15 aprile 2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il testo della legge di riforma costituzionale approvato da entrambe le Camere, in doppia lettura.

Fortunatamente la proposta di riforma è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna camera: di conseguenza, come prescritto dall’articolo 138 della Costituzione, il provvedimento non è stato direttamente promulgato per dare la possibilità di richiedere un referendum confermativo entro i successivi tre mesi, facoltà già esercitata nello stesso mese di aprile 2016. 

Stasera cercherò di chiarire in due parole perché è necessario votare no al referendum, i motivi sono millanta ma per stasera mi limiterò ad illustrarne 6.

Prima però dobbiamo fare un passo indietro per avere una visuale globale del problema.

Torniamo al 6 agosto 2015, poco più di un anno fa, la Legge elettorale Italicum, approvata dalle camere, entra in vigore, ma seguendo l’iter della legge si coglie un passaggio strano, viene completamente stralciata la parte riguardante l’elezione del senato. Questo avviene l’11 marzo del 2014, ben prima che si parlasse di riforma costituzionale o di abolizione del senato.

E come mai? Ora vedete il nesso inscindibile che lega le due leggi? Già si sapeva nel Marzo 2014, più di due anni e mezzo fa, che il senato non sarebbe più stato eletto ma nominato, si dava per scontato che noi cittadini non avremo più potuto votarlo, quindi perché affaticarsi a scrivere una legge per una camera di nominati?

E la fatica è una cosa che i nostri parlamentari aborrono.

Infatti per non faticare troppo, per scrivere l’italicum, fanno copia incolla da una legge preesistente, la legge Acerbo, si quella approvata ll  18 novembre 1923 che consentì al Partito fascista di stravincere le elezioni politiche del 1924 con il 61% dei voti. Come è andata a finire lo sappiamo tutti.

Due parole sul meccanismo elettorale italicum tanto per capire dove vogliono portarci e poi passiamo ai sei punti per cui è logico votare no al referendum.

L’italicum funziona così: premio di maggioranza del 55% alla lista che raggiunge al primo turno il 40% e se nessuno raggiunge il risultato si va al ballottaggio.

Un piccolo inciso, ricordate quanto ha preso il PD nelle europee del Maggio 2014?

Il 40,8 e questo risultato era ben chiaro nella testa di chi scriveva l’italicum.

Al ballottaggio vanno i primi due partiti, per fare una facile proiezione, ricordandoci le amministrative, il Pd attorno al 33 % e M5s attorno al 30% gli altri si dividono il 37 %restante.

Sappiamo che in Italia alle elezioni va a votare circa il 60% degli aventi diritto quindi i due partiti rappresenterebbero rispettivamente il 20% ed il 18 % dell’elettorato.

Bene, con questa legge elettorale quello che vincerà avrà un premio di maggioranza del 54% quindi quasi triplica i suoi voti, democratico no?

(Mi raccontava Felice Besostri l’avvocato che ha fatto dichiarare incostituzionale il Porcellum, che se avesse saputo che sarebbe arrivato in sostituzione l’italicum avrebbe evitato tutta quella fatica.)

(E sulla Boschi, dice che ma sai che a Maria Elena è piaciuto tanto l’esame di stato per entrare nell’ordine degli avvocati che lo ha fatto tre volte, per dire quanto le piace studiare.)

Comunque torniamo ai nostri sei punti, anzi no prima ve ne voglio raccontare un’altra, a parte la Maria Elena che ha detto che se vince il sì sconfiggeremo il terrorismo, e da li si vede la statura del personaggio, non più di tre giorni fa Il Matteo Mannaro ne ha sparata una più grossa: se vince il Si i 500 milioni risparmiati li doneremo ai poveri. Per inciso la corte dei conti stima il risparmio al massimo attorno ai 50 milioni, fatte salve le spese di trasferta dei senatori, per cui non ci sarà alcun risparmio ma maggior spesa.

A parte questo ma chi crede di essere il re sole che dispensa quattrini ai non meglio identificati poveri.

Ma fingiamo per un attimo di credergli, i poveri in Italia sono circa 5 milioni, quindi parliamo di 100 euro l’anno, quindi 8 euro al mese, quindi due euro a settimana, quindi ben 30 centesimi al giorno.

Ragazzi abbiamo risolto il problema della povertà.

A parte gli scherzi.

Concediamogli anche che si risparmino questi 50 milioni; questi ammontano a meno del costo di un solo caccia f35, detto anche il caccia del sole, perché se per caso finisce in una tempesta va in tilt tutto l’apparato elettronico e precipita, non lo dico io, sono dati ufficiali del progettatore, ma che ce frega, bombardiamo l’Africa che è sempre baciata dal sole.

Comunque passiamo al primo punto:

Un vecchio adagio dice non si possono sommare le pere con le mele.

Il quesito referendario lo fa.

Io sono fermamente convinto che sia necessario abolire il Cnel, ma se voto si contemporaneamente approvo altri 46 articoli che non condivido.

A quel punto mi tengo il cnel e voto no, il male minore.

Passiamo al secondo punto la democrazia, cioè modifica dell’articolo 71, questo per fare si che il popolo possa avere voce in capitolo sulle decisioni dello stato.

Infatti se oggi per presentare una LIP legge di iniziativa popolare bastano 50.000 firme, domani, se passa il si ce ne vorranno 150.000 se oggi per richiedere un referendum servono 500.000 firme se vince il sì ne serviranno 800.000.

Questo è avvicinare il popolo alle istituzioni.

 

Terzo punto la semplificazione.

Un paio di esempi di semplificazione

L’articolo 70 della costituzione consta di 9 parole: La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

Il nuovo consta

di 360 parole, non ve lo cito perché sennò facciamo notte, andatevelo a vedere e cercate di capirci qualcosa, Rodotà ha detto, meno male che sono in pensione perché non ci ho capito nulla e non avrei saputo come spiegarlo ai miei studenti.

Art 71 ora 44 dopo 161, art 72 190 ora 379 se passa il sì, questa secondo loro è la semplificazione.

Quarto punto abolizione del senato.

Cerchiamo di capire

Il nuovo senato sarà composto da 100 membri, nello specifico 95 di loro saranno scelti dai consigli regionali che nomineranno con metodo proporzionale 21 sindaci (uno per regione, escluso il Trentino-Alto Adige che ne nominerà due) (e ci si chiede il perché,) e 74 consiglieri regionali (minimo due per regione, in proporzione alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti). Questi 95 senatori resteranno in carica per la durata del loro mandato di amministratori locali.

A questi, si aggiungeranno cinque senatori nominati dal presidente della repubblica che rimarranno in carica sette anni.

Per diventare operativo dovrà aspettare che tutte le regioni abbiano eletto i loro rappresentanti.

Ora siamo al delirio, come sa anche un bambino le regioni hanno date di scadenza elettorale diverse quindi prima che tutte queste elezioni siano complete si dovrà aspettare sino al 2020, l’ultima sarà casualmente la Liguria a meno di miracoli imprevisti. Quindi il nuovo senato effettivamente entrerà in vigore solo fra quattro anni.

Ma la ciccia per i nominati al senato sarà altra cosa, certo rimborsi viaggi cene escort e quant’altro, ma quello che fa gola a tutti indovinate cos’è.

E certo l’immunità parlamentare, al sentore all’avvicinarsi della guardia di finanza il neo senatore potrà alzare il sopracciglio e dire: Senatore e quelli se ne vanno con la coda fra le gambe.

Ricordiamoci che questi galantuomini non li voteremo, saranno nominati dai partiti.

 

 

Quinto punto

Velocizzazione dell’approvazione delle leggi.

I ritardi causati dalle “navette” tra le Camere sono un’invenzione: la modifica costituzionale dell’articolo 81 (pareggio di bilancio) che meriterebbe un discorso a parte, poi magari se rimane tempo ci torniamo, bene la modifica è stata fatta in poco più di tre mesi.

Il procedimento legislativo (articolo 70), che oggi ha 4 variabili, prevenderà 10-12 strade diverse, con probabili conteziosi a raffica presso la corte costituzionale.

Alla faccia della velocizzazione.

Sesto punto e qui chiudo.

Centralità del parlamento

È prevista l’approvazione a data certa dei disegni di legge governativi mentre questa «corsia preferenziale» non è contemplata per le leggi di iniziativa parlamentare.

Come dire che si discuteranno solo le proposte emanate dal governo anche perché col combinato disposto fra Italicum e riforma costituzionale la camera ed il governo saranno una cosa sola.

E questo credo, non sarà un bene per il paese e per ognuno di noi.

 

Ultima chicca modifica dell’art 83: elezione del presidente della repubblica:

Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quarti dell’assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

Dei votanti!

Per dire se al settimo scrutinio siamo in 5 e 3 votano Berlusconi avremo Berlusconi come presidente della repubblica.

Io un pensierino ce lo farei

Quindi in conclusione la riforma è un enorme passo indietro per la democrazia tenacemente voluta dai partigiani che hanno dato il sangue perché noi potessimo vivere in un paese libero da donne ed uomini liberi.

Non tradiamo quegli ideali al referendum votiamo no.

Convinti, sicuri delle nostre ragioni e della nostra forza.

Rialziamo la testa e facciamoci sentire.

 

Siete stanchi, affaticati e/o pigri?
Ecco il video:

Nel secondo, e ultimo, caso si tratta di Alessia Tranfo, giovane giurista democratica:

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