Perché Silvio B ha dovuto farmi incazzare?

Ero li, bel bello, che me la ridevo di una delle campagne elettorali più assurde, trollose e divertenti di sempre (anzi: la più, in assoluto), con i peggiori “candidati premier” (che è un titolo che viola il dettame costituzionale, giusto per) di sempre, quando l’incandidabile per eccellenza, Silvio Berlusconi, ha dovuto dire la sua sui diritti civili, le coppie di fatto, e quant’altro.

Poi è logico che se vai a rincorrere il più rincoglionito dei tuoi alleati, quel Salvini che se non fossero accaduti i fatti di Macerata dovrebbe andare in giro come mai vuole una flat-tax che, ove è stata applicata, è stato generalmente un incredibile flop con ricchi sempre più ricchi, poveri sempre pi poveri e con la classe media che scivola verso il basso.
Perché è ovvio e palese che se tutti pagano la stessa percentuale quelli che ne beneficiano maggiormente, se non solamente, sono quelle persone che hanno immensi patrimoni.
Che, poi, io ero li, tornando a bomba, che volevo votare uno di quei partitini assurdi, tipo “Ma quanto mi manchi”, “Ti amo forte forte”, “Sinistri rivoluzionari ma solo al sabato che la domenica c’è la partita”, “Popolo della famiglia divorziata” o cose simili.
Avevo non solo scelto il partito, ma pure i candidati.
Che non sarebbero mai stati eletti, ma un bel chissene, no?
Ero tranquillo, nel mio caldo brodo primordiale, e invece no: ha dovuto sparare la sua (oltre che di Salvini, ma sappiamo che il leghista è in primis uno che ce l’ha nuovo. Come cosa? Il cervello, no?) sui diritti civili.
E allora mi tocca incazzarmi, mi si ingrossa il fegato (e quando mi si ingrossa il fegato picchio il doppio), devo prendere dei farmaci per l’ulcera (per prevenirla, neh, portasfiga che non siete altro), e mandare maledizioni e anatemi e fatwe contro il cazzone calvo con riporto di peli di cane in testa.
E allora mi toccherà votare seriamente.
E quando voto seriamente io raramente baglio.
Ci vediamo il 5, Silvio, che il mio dito medio ti accompagni.