Chiedete scusa alla val di Susa

Ormai è ufficiale: la Torino Lione non serve a un beneamato nulla.

Non lo dico io o i movimenti No-Tav, no, affatto, loro (io molto dopo) lo dicevano da decenni.
Noti economisti dei trasporti pure.
Ingegneri, ecologisti, esperti di logistica e tanti altri tecnici pure
Però i governi italiani, sia di centrodestra che di centrosinistra che di coabitazione, hanno tirato dritto.
In cosa?
In nulla, se non nel lo sprecare miliardi di euro.
Abbiamo un debito pubblico monstre ed andiamo avanti con opere pubbliche inutili, mentre quelle utili o le fanno gli altri (eg: Gottardo) oppure, come gli austriaci con il Brennero 2, hanno già finito la tratta di loro competenza ma noi non ci abbiamo gli sghei. Però abbiamo speso 21 o 22 o 26 miliardi di euro per il cantiere di cosa? Di un tunnel geognostico e qualche altra opera laterale, molto laterale. Si, il tunnel in val Clarea non ha nulla a che vedere con la Torino – Lione, serve solo per studi geognostici (che servirebbero, se l’opera fosse utile).
Però; a parte i soliti No Tav (dannati NIMBY), quelli di Presidioeuropa.net, quei mentecatti del Fatto Quotidiano (link 2), le solite zecche rosse del Manifesto (richiede iscrizione), quei compagni neri dei Wo Ming (sono di sinistra ma lavorano… o lavoravano, non so, mi hanno bloccato ovunque, per il Berlusque all’Einaudi, la famosa casa editrice), rari siti d’informazione, uno su Reddit e pochi altri (ovviamente sfascisti); nessuno ha parlato di questo fatto.
Chissà come mai i più importanti quotidiani nazionali (Stampa, CorSera, Repubblica, Giornale, Libero, Messaggero, Resto del Carlino, Gazzetta di Sondrio, Gazzettino Veneto, il Roma, La Sicilia, Secolo XIX, eccetera) hanno taciuto questo fatto. Chissà come mai.
Che è successo?
Semplice: in un PDF che in pochi si sono presi la briga di leggere, il Governo italiano ha scritto:

“Si deve rilevare che le previsioni della Commissione Europea hanno ampiamente sovrastimato il traffico merci – si legge nel documento che conclude – molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti”.

e

“Le stime di traffico si basano su previsioni di sviluppo dell’economia: queste ultime non furono sviluppate specificamente per lo studio della linea. Furono utilizzate le stime elaborate dalla Commissione Europea, assumendo lo scenario intermedio tra i tre proposti , il cosiddetto “Decennio perduto” che prevedeva la ripresa dell’economia ma che si sarebbe tornati ai livelli pre-crisi con un ritardo di dieci anni. Si deve rilevare che le previsioni della Commissione Europea hanno ampiamente sovrastimato il traffico merci, perché non hanno saputo, come nella quasi generalità dei casi, prevedere l’intensità e la durata della crisi: è questo il principale motivo della sovrastima del traffico, molte volte, e giustamente, messa in evidenza in questi anni.”

Ecco il PDF in questione (link diretto: http://presidenza.governo.it/osservatorio_torino_lione/PDF/20180122_DOC_ME_FINALE_INTEGR_CIPE.pdf)

Inoltre, sul sito ufficiale dell’Osservatorio Torino – Lione si legge:

Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza.
Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse.

Trent’anni di devastazione in una valle piccola e angusta (io ci sono stato), e bellissima ed orgogliosa, per partorire cosa? Un topolino, o forse una topolino. Amaranto.
Ora levate le tende.
Anzi:

Ci sono interessanti interventi a latere, in primis la lettera firmata da diverse personalità ed indirizzata al Governo sulla riapertura al dialogo con i comitati Notav, le popolazioni della Val di Susa e ripensare il progetto (se non cancellarlo): link.

Inoltre (commento di Wo Ming1 nell’articolo linkato sopra della Wo Ming Foundation):

Forse è necessario un chiarimento: il governo NON ha «dato ragione ai #notav». C’è chi ha usato quest’espressione, magari solo in senso figurato, e ha una sua efficacia, ma al tempo stesso è fuorviante. Il fulcro della questione è proprio che il governo non può dare ragione ai No Tav, su niente, in nessuna circostanza. L’unico “paletto” che il governo e i proponenti l’opera non possono superare è proprio quello.

E non l’hanno superato nemmeno stavolta: stanno solo spostando l’asse della loro retorica. Il succo è: intanto si va avanti con l’opera (nello specifico, si parlava delle opere «complementari», e solo chi conosce contesto e progetto può cogliere l’aspetto surreale), nel frattempo metteremo a punto il modo di giustificarla. È il vero senso di passaggi come questo:

«Si ritiene […] necessario sviluppare approfondimenti tecnici ed economici finalizzati a supportare adeguatamente le scelte che andranno ancora fatte e gli eventuali momenti di dibattito pubblico che le dovranno accompagnare.»

L’uso in senso figurato dell’espressione «dare ragione ai No Tav» è comprensibile: ogni volta che Delrio e, anni addietro, i suoi predecessori hanno annunciato un ridimensionamento, una modifica strutturale al progetto, un passo indietro, hanno implicitamente dato ragione ai No Tav. È dal 2006, dal completo ritiro del progetto precedente, che la controparte dà implicitamente ragione ai No Tav.

Esempio supremo: oggi non si troverà un solo proponente l’opera disposto a difendere quel progetto, quello del 2004 che correva sulla sinistra Dora. Tutti dicono che era troppo costoso, invasivo ecc. Lo dicono per cantare le lodi di quello attuale, anche se è come iscrivere a un concorso di bellezza un lebbroso che perde le croste. Anzi, è come iscrivere le croste.

La parte che rimuovono dal discorso è questa: grazie a chi fu ritirato quel progetto costoso, invasivo ecc.?

Non hanno mai potuto, non possono, non potranno mai dire: avevano ragione i No Tav. Nemmeno su un singolo punto specifico. Sarebbe come togliere il dito dal buco nella diga.

Anche il recente documento è basato su rimozioni, e contiene numerose perle. Come questa:

«molte cose sono già cambiate da quando il progetto è stato redatto: ad esempio, oggi nessuno più immagina di assegnare al trasporto intermodale accompagnato il ruolo ipotizzato nel documento del 2008».

Ebbene, anche su questo punto avevano ragione i No Tav: si veda il famoso documento detto «delle 150 ragioni» (PDF qui, punti 5, 27 e 42-47). Ma ci si guarda bene dall’ammetterlo.

Ma la perla più significativa è quando gli estensori del documento schivano ogni responsabilità sull’aver preso decisioni in base a dati sbagliati:

«Di fronte ai cambiamenti, sorge allora spontanea la domanda: “avessimo saputo ciò che in seguito è accaduto, avremmo preso la stessa decisione?” È una domanda lecita, ma che interessa gli studiosi e gli storici.»

Non sorprenda il riferimento a imprecisati “studiosi” e agli “storici” come figure che si occupano di acqua passata sotto i ponti, il cui lavoro non può dunque servire a prendere decisioni per il futuro. Dal principio, la cifra è sempre stata questa, la cifra di un «fare» senza teoria, di un “pragmatismo” che non si ferma a pensare, anche di un ostentato “anti-intellettualismo”.

Prova ne sia che si è scelto di non ascoltare mai le numerose voci critiche di scienziati, tecnici, esperti, concordi nel definire l’opera totalmente inutile.

Giusto per non dimenticare:


Per ridere (per non piangere) (se volete arrivare diretti alla #valdiscusa cliccatemi):

Però il governo Gentiloni ha regalato alla Torino – Lione, dal suo stesso governo ritenuta inutile, 6 miliardi di euro (fonte). Perché?