Tre storie di straordinaria follia

‘Oggi che siamo sempre connessi …ci sentiamo più lontani che mai

disconnectTre storie di straordinaria follia sono quelle che, zoppicando senza ritegno, cercano di tenere in piedi uno dei film più pubblicizzati, ed uno dei più deludenti, della stagione italiana (e visto che è del 2012, questo poteva essere il classico caso ove mai è sempre meglio di tardi) 2013/2014 .
E se due hanno un minimo comun denominatore nel’ex poliziotto della divisione “crimini informatici” Mike Dixon, ben interpretato da Frank Grillo, alle prese sia con i problemi causati dal figlio Jason e dal suo amico Frye (la classica coppia di bulletti liceali da massacrare di legnate) che con i problemi della coppia Cindy e Derek Hull (Paula Patton e Alexander Skarsgård); mentre la terza è a se stante e vede la giornalista Nina Dunham (Andrea Riseborough) indagare su un giro di vite dedite alle chat erotiche online, dove incappa in Kyle (Max Thieriot) che gli spalanca sia le porte di quel mondo facendola diventare famosa che, a modo suo, quelle del suo cuore.
Storie che si intrecciano dietro una macchina da presa decisamente mediocremente tenuta grazie alla fotografia,scolastica e televisiva, di Ken Seng. E che che sono raccontate decisamente male.
Dopotutto un regista come Henry-Alex Rubin, che proviene dal mondo dei documentari (che di per se non è un minus), non ci si poteva aspettare nulla di più che un docu-film.
Vorrebbe essere un film etico sulla solitudine della vita online, soprattutto se questa si intreccia con la realtà quotidiana (bullismo, carte di credito clonate, problemi di coppia, carrierismo sfrenato, desiderio di sesso e di libidine senza fine), ma alla fin fine il nostro non riesce nell’intento sia a livello di struttura narrativa – il finale è quanto di più ovvio e banale ci si possa aspettare – che visiva.
Il fatto che il nostro voglia imputare alla Rete ed alla tecnologia (tablet, smartphone, computer) le colpe di tutte le malefatte di questa terra fanno di questo film un banale prodotto da rete televisiva via cavo e da home video. Di certo non “il miglior film dell’anno”, solo la classica storia a cui solo i santoni della critica nostrana, i falsi e facili moralisti da quattro soldi italioti, possono credere.
Il vero ed unico plus di questo film è il cast, veramente stellare, con un Jason Bateman (ma non solo) in splendida forma.
Quanto ben di Dio sprecato nelle mani di uno che non va oltre il concetto di “HBO

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