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Politica e antipolitica
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Politica e antipolitica

La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività, senso della misura e capacità di distinguere è degenerata in anti-politica, cioè in patologia eversiva

Il monito di Napolitano sulla dicotomia antitetica tra politica e antipolitica, definendo quest’ultima in vulnus eversivo, contiene almeno un errore di fondo, se non di più. Intanto non è colpa della cd antipolitica se ci sono politici ed amministratori che rubano e si fanno corrompere, e cittadini ed imprenditori che corrompono. Anzi, sono loro ad essere la vera antipolitica, perché la politica dev’essere l’arte di amministrare il bene pubblico a favore del popolo, e non di amici o del partito. Inoltre traspare quasi un sussulto d’insofferenza nei confronti delle persone oneste che, sinceramente, mi pare estremamente fuori luogo e fuori contesto, quasi come se il Presidente fosse il capo di una cricca dedita al malaffare e non la più alta carica istituzionale. Perché il Presidente non si accorge, o forse è troppo anziano per notarlo, che la vera antipolitica è la cattiva politica, o mala politica. Altrimenti si cade nel paradosso di contrapporre onesti (antipolitica) e disonesti (politica), prendendo le difese di quest’ultimi. E, scusatemi, posso credere a tante cose, ma non che Napolitano possa prendere le difese dei disonesti a discapito di chi vive ed agisce con rettitudine. Mi auguro che le sue parole siano state solo mal dette o mal riportate, e spero vivamente che se ne vada al più presto dalla carica che ricopre, perché probabilmente è troppo stanco per svolgere al meglio il suo compito istituzionale: quello di rappresentare tutti gli italiani, onesti e disonesti; corrotti, corruttori e denuncianti. Tutti, stando al di sopra delle parti, cosa che non ha mai fatto.

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