Hello Ladies o del tempo sprecato

Hello Ladies è una sitcom o, all’italiana, una serie di telefilm di genere commedia.
La sinossi, nonostante il grande successo di critica riscosso quantomeno su IMDB dove prende un voto medio di 7,5HL IMDBè parecchio banale: web designer inglese, trasferitosi a Los Angeles perché fatto becco dalla sua ex, cerca disperatamente di entrare nelle grazie di modelle, attrici e gran gnocche hollywoodiane random per farla pagare alla sua ex.
Il suo problema è che non è solo la persona più timida e introversa ma, anche, la più imbranata dell’universo, paralleli inclusi.
Pertanto, puntata dopo puntata (otto in totale, più un film tv di 1h e 17m), il nostro va perennemente in bianco, combinando catastrofi e collezionando cazzate e pennellate di nero come se piovesse.
Stephen Merchant; già noto per The Office, Extras e L’ordine naturale delle cose; va ben oltre la banale e fin troppo scontata sitcom basata sugli equivoci.
No, questa volta il nostro ci regala la prima sitcom basata sull’andare perennemente in bianco perché troppo timidi, insicuri, incapaci ed imbranati.
Eppure lo svolgimento della trama porta alla conclusione più ovvia, a quella che non puoi non notare già dai primi minuti della prima puntata.
Quale?
Troppo facile farselo dire: no, si deve soffrire per tutto l’arco della stagione (il bis non gli è stato concesso visto l’insuccesso di pubblico, e per fortuna!!!) più il film tv.
Spoiler per i pigri:
[spoiler title=”Espandimi tutto”]La sua coinquilina, cazzo, la sua fottuta coinquilina!!!![/spoiler]
Ed è la soluzione più ovvia e banale, perché se avessero veramente voluto fare qualcosa di geniale Stuart (interpretato dallo stesso Merchant) avrebbe fatto innamorare di se la più bella supermodella d’America, mentre Jessica averebbe finalmente avuto una parte rilevante in un film importante con un regista famoso.
Fottendo così, ambedue, gli amici che non credevano nelle sue possibilità, lui; e le amiche e colleghe che la sfottevano per la sua carriera a rotoli, lei.
Ma, purtroppo, non finisce così.
E neppure con una fiera del gender, in cui lui scopre di essere gay e lei di essere bisex tendente lesbica ma che, prima, vorrebbe cambiare sesso e diventare un maschio.
C’era solo la scelta tra nmilla finali possibili e briosi ma, invece, han scelto il più ovvio e scontato.
Ma, dopotutto, una sitcom imperniata sulle disavventure “romantiche” di un timido imbranato web designer quarantenne che colleziona due di picche a iosa non è che sia propriamente la fiera del divertimento, anzi: ti vergogni per lui come esponente del genere maschile.
Il mio consiglio: lasciate perdere, la fuori c’è decisamente di meglio.
A partire dalla prossima stagione di The Big Bang Theory.
E se volete ripiegare su qualcosa di non troppo conosciuto allora è tempo di Scrubs – Medici ai primi ferri
(altre idee qui)

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