La lunga lingua… ehm, mano del marketing

Il marketing dovrebbe essere, stando alla descrizione che ne da Wikipedia “un ramo dell'economia che si occupa dello studio descrittivo del mercato e dell'analisi dell'interazione del mercato e degli utilizzatori con l'impresa”
Fin qui nulla di male: devo lanciare un nuovo prodotto e devo capire se e quanto venderà, quali potrebbero essere gli utenti che più lo vorrebbero, eccetera.
Purtroppo, soprattutto in Italia, il marketing diventa qualcosa che influenza, in maniera spudorata, molte nostre scelte: da quale televisore comprare (non il migliore ma l’ultima trovata da lanciare sul mercato ad uso delle masse e dei gonzi) a comprare abbigliamento invernale in pieno agosto (Perché, scusatemi, vi pare normale e logico che si facciano i saldi estivi ai primi di luglio? Ad agosto tutti a comprare i paille e i piumini per la montagna, mi raccomando) oppure a comprare gingilli tecnologici che costano uno sproposito, che si alimentano e connettono tramite prese proprietarie che, se le smarrisci, devi fare un mutuo e che per gestirli devi usare uno dei programmi peggio programmati per Windows. Nel caso non l'abbiate capito parlo di Apple.
L'ultima influenza del marketing è quella in campo politico.
“Ma come, io ho sempre votato”… no, lo zoccolo duro difficilmente è influenzabile dal marketing. Questo si rivolge a quell’immenso strato di popolazione noto come “gli indecisi”. Orbene, è grazie al marketing di partito che il segretario del PD Bersani si presenta come “colui che ha vinto i referendum”: peccato che il suo partito non abbia fatto nulla di nulla per queste consultazioni. Le firme le hanno raccolte i comitati promotori, l’IDV, SEL, MV5S e pochi altri.
Sull’acqua il nostro, nel 2008, cianciava:


 

Mi si dirà che ha cambiato idea. Davvero? Nel 2010, ad Annozero, il nostro prode ribadisce il concetto.
(filmato youtube purtroppo non incorporabili. trovato uno incorporabile)
 

Già, l’acqua è di Dio, ritorna a Dio e in mezzo la gestisce Veolia o Il Nulla che Avanza, ovvero il sindaco di Firenze Matteo Renzi.
Ma, con un abile colpo di coda, il PD, dopo non aver vinto le elezioni per i sindaci a Milano (Pisapia era il candidato di Vendola) e Napoli (De Magistris correva sotto la bandiera dell’Italia dei Valori mentre il candidato del partito della “Testa più lucida ma non di idee del PD” arrivava terzo), non vinceva neppure i referendum (i due si sull’acqua sono passati alla grande).
Eppure la campagna “Senti che bel vento” affermava l’esatto contrario. “Oh, ragassi, ma siamo passi? Alla fine abbiamo cambiato idea ed abbiamo vinto i referendum anche se anche qui volevamo perdere. Mica siam qui a dar via fette di culo per fare il culatello. O no?”
 


 

Dopotutto se le aziende riescono a convircerVi di aver bisogno di completi di lana in pieno agosto, perché i partiti che perdono le elezioni (a Torino Fassino ha perso 10 punti rispetto a Chiamparino, nonostante i nomi facciano rima) non possono dirvi di averle vinte? Balla per balla: Balle Spaziali.
 

Ma, scusatemi, iniziare a mandarli affanculo? Magari partendo da quella Apple che insisterà nel voler mettere prese d’alimentazione proprietarie quando la concorrenza passerà all’alimentazione via USB? Eh, un piccolo vaffanculino ad Apple, un’altro al settore dell’abbigliamento ed uno, immenso, a Bersani: chi viene a partecipare al coro??

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