Quote rosa pallido

Una delle critiche che vengono fatte al MoVimento 5 Stelle è inerente al basso numero di candidati di sesso femminile presenti nelle liste.

A parte che il problema delle cosiddette “quote rosa” è sentito principalmente nei paesi mediterranei che in quelli atlantici. Forse perché i primi sono ipocritamente maschilisti mentre ai secondi non gli interessa se il candidato è uomo o donna, basta che sia competente. Inoltre le più importanti rappresentanti di quello che viene, erroneamente, definito il gentil sesso, si sono schierate contro l’introduzione di una quota femminile del 40% nei CdA non operativi delle aziende quotate in borsa: come se l’essere donna ti renda immediatamente un manager migliore di un collega del sesso opposto.

E mentre l’Europa, soprattutto per via delle decisioni prese dalle sue donne più rappresentative in ambito comunitario, prende decisioni in un senso, ecco che in Italia facciamo l’esatto contrario:

1) introduzione di quote rosa nei CdA delle aziende pubbliche

2) introduzione delle quote rosa (ma la proposta dev’essere ancora esaminata dai due rami del Parlamento) negli enti locali.

Io sono convinto che non esista nulla di peggio delle quote rosa e non perché sono un laido e viscido maschilista, ma perché reputo che una persona in gamba debba lavorare e/o fare politica indipendentemente dal suo sesso. Non mi interessa se alle prossime elezioni le liste del MoVimento 5 Stelle siano piene o vuote di donne, quello che mi auguro e mi aspetto è che siano composte solo da persone oneste e capaci indipendentemente dal loro essere maschi o femmine.

E sono state proprio certe donne a far si che le quote rosa divenissero qualcosa di negativo. Due esempi su tutti:


1) Anna Maria Serafini. Non la conosco, magari è la persona migliore del mondo. Ma nulla mi leva dalla testa il sospetto che si trovi in parlamento da ben sei legislature (quattro da deputato e due da senatrice) solo perché è la moglie di Piero Fassino.


2) Nicole Minetti, l’igienista dentale più famosa d’Italia.

Potrei continuare con Zoia Veronesi, storica segretaria di Bersani; oppure con Daniela Ferrari, che di Bersani è la moglie e che è sempre molto gentile con gli agenti di polizia municipale; o con Marylin Fusco, ex vicepresidente della Regione Liguria, moglie del segretario regionale dell’Italia dei Valori ed attualmente pluri indagata. Oppure Renata Polverini, finta  paladina della legalità e shopper in contromano con scorta. Per tacere della minestrina Fornero e del dover pensare a quello che dice: generalmente minchiate.
O, andando indietro, della Gelmini e del traforo immaginario più lungo del mondo.
Per me non è importante se si sia uomo o donna, per me i valori sono altri: intelligenza, onestà e capacità prima di tutto, e sono doti che non sono dipendenti dal sesso a cui si appartiene.
Vero signora Sarah Palin?