La divulgazione del nulla

eu2020
Ho avuto la sventura di comprare “Europa 2020. La sfida della crescita“, un libello, o pamphlet, sulla strategia Europa 2020.
Lo so che il lettore più incauto potrebbe pensare a campionati di calcio od altro, invece è un libro serio.
Serio?
Oddio, non prendiamoci per il culo.
Un passo indietro: l’indagine PIAAC sul livello di istruzione e scolarizzazione nei paesi OCSE ci vede al penultimo posto. Già non essere ultimi è una conquista, ma a forza di tagli ci arriveremo.
Ora, la scolarizzazione non si fa solo a scuola, ma anche fuori.
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Ed un importante elemento per un maggiore livello di conoscenze da parte dei cittadini sono gli informatori, i divulgatori: cioè quei saggisti che rendono comprensibile a tutti anche la materia più ostica come la fisica quantistica o l’astrofisica.
Naturalmente serve un minimo d’istruzione di base, perché se non si sa neppure leggere è inutile comprarli.
Un altro fattore determinante è l’uso delle cellule grigie del cervello.
Ma se da noi, se si eccettuano rarissimi esempi (Piero Angela), la divulgazione di base è inesistente diventa normale che il livello di conoscenze minime per approdare nel mondo del lavoro sia paurosamente vicino allo zero.
Ed allora dobbiamo iniziare a temere le invasioni prossime venture, dall’Africa come dall’Asia, di persone che magari hanno si un basso (ma non è sempre vero, anzi) livello di scolarizzazione, ma hanno una voglia maggiore di emergere rispetto alle italiche capre che stiamo diventando.
Perché, citando Philadelphia: “Senta, voglio che me lo spieghi come se avessi sei anni, ok?”