Torniamo a bomba, o della legge elettorale

Si afferma che il pericolo primo del sistema maggioritario sia il clientelismo. Come se questo non sia nato e prosperato, in Italia, con il proporzionale. Due esempi clamorosi: Achille Lauro a Napoli e, più recentemente, Antonio Razzi preferito ad Anna Paola Concia in Abruzzo.
Il problema della clientele non risiede nel sistema elettorale ma in noi italiani, cronicamente egoisti e capaci solo di pensare al do ut des: cosa mi dai in cambio del mio voto?
Ha ragione Grillo quando dice che sono da fare gli italiani, perché devono iniziare a pensare non più in maniera egoistica ma verso il bene della comunità e della nazione.
Dopo questo cappello/pistolotto a difesa del maggioritario dall’accusa più comune che gli viene rivolta (l’altra è che non garantisce il pluralismo, ed è un’emerita bugia).
A mio avviso il grande vantaggio, ma per alcuni è pure il suo più grande limite, del maggioritario è che conta di più la persona del partito.
Partiamo dalla copertina di un libro:

democrazia senza partiti

e leggiamo quanto scrittovi:

DSP
Ed ecco la vera essenza di un sistema che slega il candidato al partito e lo lega alla terra ed alle persone che lo eleggono: la fiducia che queste ripongono in lui ed il fatto che egli le rappresenterà al meglio all’interno del sistema democratico.
Perché, come ha fatto notare Roberto D’Alimonte in un interessante articolo pubblicato sul Sole 24 Orein un contesto tripolare i collegi uninominali non garantiscono una maggioranza ma potrebbero cambiare l’offerta politica”.
Perché, ed è inutile illudersi del contrario, questo è diventato l’Italia: una terra dove si è passati dalla storica contrapposizione centrodestra vs centrosinistra a una nazione dove l’offerta politica si è ampliata per merito o, secondo alcuni, per colpa del MoVimento 5 Stelle.
Ma il problema reale della tenuta democratica della nostra nazione è, a mio avviso, un altro: le coalizioni.
Da una parte un centrodestra che mette insieme l’anarcoegoismo e il liberismo sfrenato di Forza Italia; il protezionismo, il federalismo e/o secessionismo e la protezione delle PMI della Lega Nord; il centralismo burocratico, la protezione dell’unità nazionale di Alleanza Nazionale e di tutti quei gruppuscoli politici riconducibili all’area della destra nazionale e/o razzista.
Dall’altra il centrosinistra (L’Ulivo prima, Unione dopo, il tutto tacendo de I Progressisti e di Grande Alleanza Democratica), che varava incredibili calderoni assurdi pur di battere l’arcinemico Silvio Berlusconi. Alleanze che andavano dall’UDEUR di Mastella fino ai vari partiti “comunisti” (Rifondazione Comunista in primis).
In quest’ottica il clientelismo, le “cencellinate” (o poltronifici), i compromessi, la ragion di partito avevano, hanno ed avranno sempre la meglio sull’interesse nazionale e, soprattutto, degli elettori.
Ecco perché, per me, è tempo di passare a un energico e vigoroso “tutti contro tutti”, in cui non vi siano più le coalizioni ma i singoli partiti che si sfidano elettoralmente.
In quest’ottica manovre meramente elettorali come la creazione di Nuovo Centrodestra, che oggi è al governo con Letta ed il PD e, alle prossime elezioni, si alleerà con Forza Italia e Silvio Berlusconi, diventeranno meri esercizi politici senza secondi fini.
Lo so che chiedere coerenza a molti dei nostri politici è un mero esercizio di stile sulla falsariga del sesso degli angeli e della dicotomia uovo/gallina, ma un minimo, suvvia! Lo so che non vi vergognate di nulla per raggiungere l’agognata poltrona, però non crediate che gli italiani (a parte quelli rincitrulliti da troppe ore di televisione) siano poi così idioti.
Dopotutto il Partito Democratico era alleato di Sinistra Ecologia e Libertà: oggi il primo è al governo e il secondo all’opposizione!
Che alleanza è se si prendono strade separate???
Pertanto ecco la mia seconda proposta: cancellazione delle coalizioni od alleanze elettorali.
Lo so che questa è la patria di Macchiavelli, ma un freno alla furberia politica dev’esser messo de iure.
Inoltre il maggioritario è il miglior sistema elettorale che può legare il candidato (che dev’essere uno solo a circoscrizione per ogni soggetto politico) al territorio.
In primis facendo in modo che egli sia nativo o ivi residente da un determinato lasso di tempo, in maniera che sia conosciuto dagli elettori e, nel caso, facilmente raggiungibile.
Democrazia dal basso, in cui l’eletto non rappresenti un simbolo ma tutte le persone che abitano in quel collegio elettorale.
E non importa se, per fare gli interessi della maggioranza dei suoi elettori, dovesse andar contro alle direttive di partito: altrove è prassi consolidata.
Dopotutto, sia secondo Olivetti che altri pensatori politici (Rosmini, Minghetti ed altri) il potere dei partiti si è incancrenito a discapito dell’amministrazione, della giustizia e, soprattutto, del popolo.
Con il cosiddetto Porcellum si è andati contro non solo la volontà popolare (questo è prassi consolidata in Italia), ma anche verso un allargamento della forbice che lega eletto ed elettore, facendo si che il primo non dipendesse più dal secondo ma solo ed esclusivamente dalla volontà dei maggiorenti del partito.
Una legge non solo porcata, ma che ha reso la Casta più Casta, avendo dato ai partiti un potere immenso, non previsto dalla Costituzione e, non solo, in spregio ad essa.
E il presidente Ciampi, che la firmò, compì un grave attentato alla democrazia nazionale ed alla Costituzione, sia quanto al dettato dell’articolo 1 che a quello dell’articolo 49.
Perché, con l’approvazione della legge Calderoli, i partiti smettono di essere

libere associazioni di persone che concorrono a determinare la vita politica nazionale

per diventare portatori i particolarismi terzi, talvolta estranei alla vita democratica o agli interessi nazionali.
Perché, nonostante Gad Lerner cerchi imperterrito di dimostrare il contrario, stabilendo così il nuovo record intergalattico di arrampicata sugli specchi, anche il PD non è più, se mai lo è stato, un partito di massa.
Perché, purtroppo o per fortuna dipende dai punti di vista, i partiti come rappresentanti democratici delle istanze del popolo hanno fatto il loro tempo.
E il crescente numero di persone che si astengono dall’esercitare il diritto/dovere di voto dimostra in pieno il fallimento della missione dei partiti, il loro inesorabile ed inevitabile suicidio.
Ora è arrivata una nuova era: quella di cittadini consapevoli e responsabili, eletti direttamente dal popolo, e che al popolo e solo ad esso rispondono.