Mi sento inadatto

Ieri ho scritto cose contro le notizie che non vengono riportate perché, invece che riguardare extracomunitari, riguardano italiani.
Poi, oggi, tra un tweet di #CinePianoB (per la serie: come prendere per il culo il “piano B” di Renzi con sottile ironia) e l’altro

Mi imbatto in alcuni bei post su Facebook.
Uno, di tal Matteo Bianx, è sarcastico ed arguto:

MALEDETTI NEGRI.

Vengono in Italia facendo finta di scappare da guerra, miseria e povertà, poi eccoli che si atteggiano a boss del quartierino, con le loro catene d’oro, i denti d’oro, le pistole d’oro, la macchina del caffè d’oro, le ciabatte d’oro e gli stuzzicadenti d’oro.

Vengono in Italia e ci rubano.
Alcuni il lavoro, ma sono pochi: non ne hanno bisogno. Sono già ricchi, si sa, vengono qui per rubarci la serenità, lo fanno perché sono negri fuori e nell’anima, ‘sti deliquenti. Che poi chissà perché non posso dire NEGRI e vengo tacciato per razzista: è il loro colore, ci sono tanti colori, c’è il blu, il rosa, il giallo e c’è anche il negro. Che imparassero tutti la grammatica, non c’è mica bisogno di essere dei grafici professionisti. Fossero stati rossi avrei potuti chiamarli vermigli e, toh, non sarei stato razzista, eh, vero, non è così? Che ipocrisia.

Ecco, seguendo gli ultimi avvenimenti se terminassi qui il discorso dovrei raccogliere millemila Mi piace e commenti, poi i media e la stampa dovrebbero replicare la riflessione titolando a carattere 48: “Perché non chiamarli vermigli?”. Dovrei finire anche a Studio Aperto, inclusa la musichina melodrammatica.

Sì, perché mi sono reso conto tardi dell’ultimo caso virale italiano. Che finché si ride con una recensione idiota di un film tardo-erotico pure pure. Ma quando un post che incita al razzismo arriva ai 150 mila “likes” e finisce nella rassegna stampa nazionale, be’, c’è evidentemente qualcosa che non va.

Il fenomeno del momento è tale Pippi Ferraro: ha scritto un post pubblico su una pseudo-gang di ragazzi di colore che non hanno pagato il biglietto del treno e hanno viaggiato gratis, parlando – cito – “una lingua rumorosa e gutturale”. I controllori hanno paura e multano così una docile vecchina. Eh, che poi a Milano i latinos – che ovviamente sono imparentati con i negri – hanno tagliato un braccio con il machete all’uomo che aveva osato chiedere loro i ticket di viaggio. Siamo su Facebook, ognuno può scrivere quello che vuole, anche che ama tirare peti sotto coperta e poi sventolare le lenzuola come se non ci fosse un domani. Ma alcune perle del messaggio di Pippi devo riproporle, perché è stupefacente – ah, la droga – come abbia riscosso una tale attenzione. Tipo:

– “Mi hanno detto che io scrivo post dalla deriva razzista e fascista. Beh, sapete che c’è? Me ne fotto.”
Fuck, yeah.

– “Stiamo subendo un’invasone senza precedenti e io lo vedo. Voi no?”
Sono gli estranei, presto, tutti alla barriera, correte! John! John Snow, aiuto!

– [In riferimento ai neri] “Nessuno di loro era più basso del metro e ottanta, ed erano tutti in carne. Poveri profughi che fuggono dalle guerre. Davvero, poverini. Come soffrono, è evidente ai più.”
Nell’immaginario collettivo i neri che scappano devono essere secchi e con gli occhi fuori dalle orbite, ovvio che questi sono dei criminali.

Ecco, la Pippi racconta con stile etnografico la vicenda, inneggia al razzismo e solo in un secondo tempo ha aggiunto una seconda parte. Quella che più o meno fa così: “No, non sono razzista, MA….”.

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH…

Ma vaffanculo, Pippi.

Vaffanculo a chi prende casi e ne fa legge generale.

La volete sapere un’altra? A fine 2014 tali Martina Levato e Alexander Boettcher hanno aggredito tre ragazzi con l’acido. Lei fa la Bocconi e lui lavora come broker. Vittime e carnefici sono italianissimi. Da questo cosa bisogna dedurre seguendo la Pippi-filosofia? Ovvio: che bocconiani e broker sono malati mentali che devono starsene a casa loro! A CASA LORO!

Sì, l’Italia ha tanti problemi e sì, c’è anche il problema dell’integrazione, ma dare ascolto al razzismo perché è più facile odiare che capire le problematiche non credo sia la soluzione. O meglio: è una soluzione, ma l’ha già fatto un tipo con i baffetti e una pettinatura hipster, in Germania, nella prima metà del secolo scorso. E non gli è andata benissimo.

Posted by Matteo Bianx on Domenica 14 giugno 2015

mentre l’altro, del grande (in ogni senso) Tommasone, è una seria riflessione sulla codardia italica, che se la prende con i deboli mentre se la fa sotto con i forti.
Come se l’impoverimento dei pensionati e dei lavoratori italiani sia colpa degli extracomunitari e non di una classe politica, nella quale gli stessi che confondono un participio presente e un congiuntivo, pasturano allegramente, inadatta a risolvere i problemi micro e macroeconomici che attanagliano lo stivale ed i suoi abitanti. Di qualsiasi etnia essi siamo (giusto per: le razze non esistono, le razze sono per cani e gatti e non per gli esseri umani).
La legge Fornero l’hanno forse scritta i Rom?
Il jobs act l’hanno forse scritto i maghrebini?
La mancanza di una seria legge contro la corruzione è colpa degli esuli curdi?
Ve lo dico, visto che, tra un rigore non dato e un vaffa all’arbitro non ve ne accorgete: sveglia, vi stanno prendendo per il culo.
Perché mentre vi indicano un nuovo “nemico” (i ROM, i migranti, gli extracomunitari, eccetera), loro continuano a rubare come e più di prima.
Ma, voi, da bravi pirla continuate a berciare contro il diverso e non contro il ladro.
Dopotutto questo è il vostro concetto di cambiamento:
logo

Vedo una massa di ignoranti razzisti che si scaglia contro gli immigrati con la scusa che questi compiono delitti.

Quando Giovanni Brusca scioglieva nell’acido il quindicenne Giuseppe di Matteo, un ragazzino rapito a tredici anni e tenuto sequestrato per due prima di essere brutalmente ammazzato, la cui unica colpa era quella di essere il figlio di un pentito di mafia, non ho visto un italiano di cui sopra sdegnarsi.
Non ho visto ruspe. Nè inneggiare alla legalità.
Forse perché Brusca è nostro connazionale?

Secondo me, invece, è perché l’italiano di base è vigliacco, ignorante (che implica razzista) e rammollito.
Con il mafioso o il guappetiello di turno non osa mai prendersela. Subisce passivamente il sopruso perché è meglio così, lassa stà, jamm annanz.
Contro gli immigrati, che invece lui considera erroneamente più deboli, si scaglia con tutta la rabbia e l’odio repressi da anni di testa abbassata e soprusi subiti in silenzio.

In pratica finché a delinquere è un italiano, per gli italiani va bene.
Quando è un extracomunitario, invece, gli rode il mazzo e chiedono la sferza e le ruspe.

Quindi mettiamoci d’accordo: o le rispettiamo tutti, le regole, e quindi ne pretendiamo il rispetto da tutti, oppure facciamo nel mazzo.

Posted by Thomas D'Abrosca on Domenica 14 giugno 2015

Chiudo con lo splendido scritto, estremamente umano, di tal Carlotta Ludovica Passerini, con il bel commento del mio ex (liceo, bei tempi) compagno di classe Piero (che è l’abbreviazione del cognome):

Stiamo scomparendo.
Noi, la nostra storia, la nostra civiltà; Milano, l’Italia, l’Europa.
Sotto il razzismo e l’indifferenza di molti, sotto l’incompetenza e la disonestà di molti altri.
In un gioco assurdo in cui i buoni sono cattivi e ritornano buoni, i poliziotti picchiano e aiutano, i profughi delinquono e hanno bisogno di cure, soffrono e sorridono, feriscono a morte e vengono uccisi.
Scene di un disastro con volonterosi (più che volontari) come crocerossine di un film di guerra, solo che qui intorno non ci sono morte e distruzione, ma flagship stores, pop-up restaurants e gente che viene e che va in vacanza.

Stiamo scomparendo.
Perché incapaci di comprendere quali diritti e quali doveri dobbiamo pretendere da noi e dagli altri.
Perché non vediamo una verità che non sia solo la nostra, quale che sia.
Perché incapaci di progettare al di la dell’emergenza.
Perché illusi che “liberté, egalité, fraternité” fossero un punto d’arrivo e non un percorso senza fine.

Stiamo scomparendo perché siamo pronti ad accettare una visione del futuro in cui il nostro cuore e il nostro cervello vivono da profughi dentro di noi.

Posted by Fabrizio M. Pierandrei on Domenica 14 giugno 2015

stazione

Oggi sono tornata dalla Stazione fra le lacrime. Fa davvero male questa situazione. Fa male vedere che per motivi incomprensibili sia stato chiuso il Mezzanino, senza alcun tipo di preavviso. Fa davvero male che nessuno si interessi realmente della situazione, che nessuno faccia qualcosa di costruttivo. Grazie alla chiusura del Mezzanino, transennato, centinaia di persone ora sono sotto i portici di Centrale. Molti hanno dormito lì, e a me fa male davvero vedere donne e bambini dormire sul pavimento freddo dove poco prima hanno camminato pure dei topi. Mi fa male vedere che soltanto un assessore, Pierfrancesco Majorino, ha dato un aiuto reale. L’unico che si sia messo i guanti e abbia distribuito cibo e gettato i rifiuti ieri sera, per umanità, e non perché ci fossero telecamere. Anche l’assessore Marco Granelli è passato ieri sera e ha fatto aprire un altro centro per trecento persone. Peccato che i migranti non si fidino più di noi, che ogni giorno gli diciamo che verranno portati nei centri e nei centri non c’è più posto. Non si fidano a vedere uniformi, perché hanno paura delle impronte. Perché nessuno e ripeto nessuno di loro vuole stare qui in Italia. E visto come si affrontano qui le situazioni anche io non voglio più rimanere in questo Paese, come non voglio più rimanere in Europa, un’Europa tanto brava a parole, ma mai nei fatti. Un’Europa che non fa niente se non chiudere i confini. A me fa star davvero male vedere mamme con bambini, ragazze e ragazzi e uomini qui da giorni che non possono partire. Mi fa star male vedere una famiglia truffata da un trafficante, senza nemmeno un euro, cacciata stamattina da un centro perché dopo otto giorni lì non potevano più stare, anche se avevano bambini con loro. Mi fa male dire di non partire perché tanto li respingono. Mi fa male sapere che moltissimi vengono picchiati dalla polizia e che un signore è in carcere, arrestato. Un signore siriano da anni in Italia che ha l’unica colpa di essere andato a prendere il nipote in Austria, nipote profugo siriano. Mi fa male vedere signore che hanno lo stesso intimo da giorni e che devono dormire per strada, senza possibilità di fare una doccia e di avere un briciolo di dignità. Mi fa male vedere persone respinte più volte che devono raggiungere la Germania, la Svezia e non sanno come fare. Mi fa male vedere che la comunità eritrea e la comunità araba non stanno facendo assolutamente niente di concreto. Mi fa male vedere ragazzi della mia età semplicemente nati nella parte sbagliata del mondo, che non hanno le mie opportunità. Perché io sì e loro no? Cosa hanno fatto di male? Mi fa male vedere la gente che passa schifata, la cui unica preoccupazione è scegliere in quale ristorante fighetto consumare la cena. Mi fa male vedere un’Italia ignorante che segue quell’illetterato qualunquista di Salvini, che fino a pochi anni fa odiava i meridionali, e che ora per convenienza odia gli immigrati. E mi fa ancora più male vedere che molti lo seguono, perché finché c’è in giro un pazzo isolato (chiedo scusa ai pazzi per averlo associato a loro) la situazione si può contenere, ma con una mandria di ignoranti diventa difficile farlo. Mi fa male sapere che per molti le parole ‘clandestino’, ‘immigrato’, ‘profugo’ e ‘richiedente asilo’ abbiano lo stesso significato. Ma compratevi un dizionario, bestie! Mi fa male vedere donne e uomini stremati che non ce la fanno più. E nemmeno io ce la faccio più in questa situazione. Siate umani, perché non lo siete. Non criticate chi se la prende con i profughi e non elogiate chi li aiuta, perché così non fate nulla. Aiutateli anche voi. Siate davvero umani. Non è possibile essere in pochi a soffrire per queste cose. Non è possibile che solo poche persone siano sensibili e gli altri no. Vi mettete a piangere davanti a un cagnolino abbandonato, e davanti a paesi abbandonati e dilaniati dalla dittatura no. Tanto che ve ne frega. Questa Italia mi ha profondamente delusa.

E un GRAZIE dal profondo del cuore a tutti i cittadini che ci hanno portato cibo e vestiti. Grazie a Caterina Volonté e a Sara Pirone. Grazie a Erna Lorenzini per le uova sode andate a ruba e per il sostegno. Grazie al pensionato che vedendo i bimbi ha donato loro dei soldi per comprare vestiti adeguati, ha sacrificato la sua pensione per loro con un’offerta generosa. Meno male che ci sono persone così. Grazie a Shady Hamadi per averci aiutato con la mediazione. Grazie davvero a tutti quelli che sono passati e si sono fermati ad aiutare o a far la spesa per noi. Grazie al signore che ha comprato un bancale di acqua e uno di crackers. Grazie alle panetterie che ci stanno donando il pane a chiusura del negozio. Grazie alla Conad di Stazione Centrale che ci regala il cibo non venduto la sera. Grazie alla guardie e alla polizia della stazione che ci aiutano da tempo.

Ma il GRAZIE più grande va a loro, ai profughi che mi fanno capire ogni giorno quali siano i veri valori. Va a tutti quei bambini che non perdono la forza di sorridere, nonostante tutto. Va a tutti i siriani che mi scrivono ancora dalla Germania, Olanda e Svezia. Va al siriano che ho conosciuto oggi, ventiduenne come me, che vuole andare in Olanda a proseguire i suoi studi, sui diritti umani, per il suo popolo. Va ai ragazzi che ieri notte vedendoci stanchi morti hanno ballato la Dabkaeh in Stazione.
E va a tutti quelli che non ce l’hanno fatta. Facciamo qualcosa per loro, per salvaguardare la loro memoria.

Spero che tanti riescano a leggere le mie parole e che possano servire a qualcosa, per lo meno a capire quale sia la situazione reale. E spero che molti si rendano conto che queste persone sono nostri fratelli. Spero che chi si dice cristiano capisca che questi sono i nostri fratelli da aiutare, e se sei leghista o razzista, non sei cristiano, anche se porti la tua croce al collo. Spero davvero che queste parole riescano a smuovere qualcosa e qualcuno. Purtroppo è l’unica cosa che posso fare nel mio piccolo. Ma se qualche giornalista è interessato a sentire la vera storia del mio anno in Centrale io sono qui, mi contatti.

Grazie a tutti, dal profondo del mio cuore.

Posted by Carlotta Ludovica Passerini on Sabato 13 giugno 2015

Tre, quattro con la prefazione di Fabrizio, splendidi post contro il razzismo: citando Vik, “restiamo umani”.
E, si, in confronto a questi scritti, e rileggendo quanto scritto ieri, io mi sento inadatto.
Ma, forse, sono un inadatto che cerca di dare il suo contributo per una società migliore e più giusta perché, dopotutto, facciamo parte tutti della stessa grande famiglia: il genere umano.
(ps.: però con Gino Strada non c’è paragone:

Quando leggo in questi giorni alcuni commenti sulla “emergenza migranti” mi vengono i brividi: non mi interessano (se esistono) posizioni di destra o di sinistra, il “bisognerebbe fare…” questo o quello. Ci troviamo, io come tutti i cittadini della “civilissima Europa”, di fronte a una situazione chiara: c’è una massa enorme di persone povere, disperate (oh certo tra loro ci sarà anche qualche delinquente! Ma tra noi non ce ne sono?) che scappa dalla guerra e dalla povertà, dai regimi che riducono i popoli alla fame. E’ così difficile capire che sono queste le spinte principali alla migrazione di parti di popolazioni di Paesi diversi? Possiamo darci spiegazioni, ciascuno la sua, del perché questo succeda. Ma alla fine un solo fatto è certo, una sola verità è inconfutabile: ci troviamo di fronte a centinaia di migliaia di persone disperate che chiedono aiuto.
E bisogna fare una scelta, da esseri umani di fronte ad altri esseri umani. Qual è la risposta più “umana”? Ce lo ha insegnato qualcuno dal nome sconosciuto, forse un migrante, che ha esposto un cartello di protesta alla frontiera (a proposito, non erano state abolite in Europa?) di Ventimiglia “Noi vogliamo solo passare per raggiungere un posto dove ci sia umanità”. Al posto loro credo e spero che noi avremmo fatto la stessa richiesta, e avremmo sperato di incontrare tanti disposti ad aiutarci nella ricerca di una vita più ricca di umanità, magari preparandoci “il mangiare per il viaggio”, come si è sempre usato da noi, tra le persone per bene.

Posted by Gino Strada on Domenica 14 giugno 2015

)

facciamoci due risate: