Perché non sarò mai “pizzarottiano”

(a meno che non cambino idea loro)
Partiamo da un punto: per me la democrazia diretta è un valore imprescindibile, che diventa il complimento ovvio del secondo comma dell’articolo 1 della nostra Costituzione.
Attualmente l’unico strumento di democrazia diretta possibile in Italia, ad esclusione del referendum costituzionale confermativo nel caso la revisione non sia stata approvata dal 75%+1 (maggioranza qualificata) dei deputati, è il referendum abrogativo con quorum posto al 50&+1 degli aventi diritto al voto.
Personalmente sono per tutti i referendum (propositivi, di indirizzo, abrogativi e confermativi sia costituzionali anche per revisioni approvate da maggioranze qualificate che – per alcuni limitati casi – ordinari) senza quorum (attualmente solo il confermativo costituzionale non ha il quorum), sia a livello nazionale che locale (ricordo che il Testo Unico degli Enti Locali – TUEL – permette già ai comuni di implementare ogni tipo di referendum anche a quorum zero). A livello locale vi sono altri strumenti di democrazia diretta diversi dal referendum, che purtroppo non sono estensibili all’ambito nazionale. Un esempio ne è “La parola ai cittadini”.
Questo è quanto, purtroppo, Federico Pizzarotti pensa sulla democrazia diretta:

Come si può facilmente notare la mia visione; più “costituzionale”, più svizzera, e che pone al centro il cittadino elettore; è differente, molto diversa da quella del riconfermato sindaco di Parma, che pone al centro il “potere costituito”.