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Bufale a 5 Stelle: 2) un Parlamento più efficiente
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Bufale a 5 Stelle: 2) un Parlamento più efficiente

Una delle tante cazzate sparate dai 5 stelle è che con meno persone il Parlamento funzionerà meglio e, pertanto, sarà più efficiente

che sarebbe un po’ come dire che un’azienda, per far fronte a un aumento degli ordini, si mettesse a licenziare invee che ad assumere.
Come funziona il Parlamento, che è il luogo deputato alla creazione e alla votazione delle leggi dello Stato?
In primis l’Italia ha, unicamente alla Svizzera in ambito Europeo, un sistema bicamerale perfetto.
Questo significa che ogni legge deve passare al vaglio di ambo le camere, riceverne l’approvazione e, in caso di modifiche al testo, deve ritornare all’altra camera.
Lungo? Si
Noioso? Forse.
Si poteva evitare? Si
Ma neppure la cd “riforma Renzi/Boschi” cancellava del tutto il bicameralismo perfetto (che è presente; con alcune modifiche che conferiscono al Senato attribuzioni particolari come, per esempio, la ratificazione esclusiva dei trattati internazionali; pure negli Stati Uniti), non si passava da un bicameralismo perfetto a uno imperfetto ma a un bicameralismo “ad mentula canis”
E passare attraverso le Commissioni Parlamentari (nel Senato sono 14, più due – Copasir e RAI – di vigilanza; nella Camera sempre 14, per tacere delle 15 commissioni d’inchiesta, sia mono che bicamerali. Poi ci sono le “commissioni interne” come quella sui regolamenti, sulle immunità, eccetera). Infine una legge, e questa è la parte più lunga, deve ricevere dal Governo i decreti attuativi.
Copio e incollo da Yahoo Answer:

Quando il Parlamento scrive una legge, lo fa solitamente in termini abbastanza generali, e spesso rimanda i dettagli appunto ai decreti attuativi. Questi ultimi li scrive il Governo, e servono a decidere i dettagli che la legge non ha specificato. Per fare un esempio, l’ultima legge Finanziaria ha stabilito che si potranno avere detrazioni fiscali se si cambia una vecchia caldaia con una più recente ed ecologica. Ebbene, dopo c’è voluto un decreto attuativo per decidere quali caldaie sono considerate abbastanza vecchie da dare diritto allo sgravio, quali caratteristiche devono avere quelle nuove per essere considerate ecologiche, quale iter fare per avere lo sgravio, e così via.

Oltre ai decreti attuativi (non sempre necessari) ci sono i decreti legislativi, e tante altre cosette.
Da OpenPolis, che lo spiega benissimo:

Definizione

Il processo legislativo in Italia è complesso e lungo, e coinvolge numerosi attori. Comunemente si pensa solo al parlamento. Qui le proposte di legge, e il tanto lavoro in aula e nelle commissioni, contribuiscono in maniera imprescindibile alla formazione delle norme che regolano la vita nel nostro paese. Ma si tratta solo di una prima parte dell’iter, che possiamo definire “il primo tempo” delle leggi. Dopo l’attività di parlamento e governo comincia infatti un secondo tempo, altrettanto importante, ma più lungo e complesso. Spesso infatti aspetti pratici, burocratici e tecnici necessari per applicare e implementare le leggi sono affidati ad altri soggetti istituzionali, principalmente i ministeri. Questi si devono occupare dei cosiddetti decreti attuativi, provvedimenti necessari per completare gli effetti della norma stessa.

Dati

Delle 352 leggi approvate dal nostro parlamento nella XVII legislatura, 88 (il 25%) hanno richiesto almeno un decreto attuativo. A queste 88 leggi vanno aggiunti 126 decreti legislativi, per un totale di 214 atti. Atti che hanno richiesto l’adozione di 1.735 decreti attuativi per essere completati. A questo punto dell’iter normativo, la palla, come abbiamo detto, passa ai ministeri e ai vari attori coinvolti nella fase di attuazione delle leggi. Il ministero più sollecitato nel corso della XVII legislatura è stato quello dell’Economia e delle finanze, responsabile per l’adozione di 433 decreti attuativi, il 24,81% del totale. Molto più distanziati gli altri ministeri, nello specifico sul podio troviamo anche: il ministero del Lavoro e politiche sociali (157 decreti – 9% del totale) e quello dell’Istruzione (140 decreti – 8% del totale). Non solo si assiste a un moltiplicarsi degli attori coinvolti nell’iter, ma anche a un aumento degli strumenti necessari per la piena implementazione delle norme. Dei 1.735 decreti attuativi previsti da leggi e decreti legislativi approvati nella XVII legislatura, ne sono stati adottati 1.069 (il 61,61% del totale). La stragrande maggioranza di essi, 722 su 1.069 (67,54%), sono stati decreti ministeriali, ma sono stati molto ricorrenti anche i decreti del Presidente del consiglio dei ministri (16,09%), i provvedimenti direttoriali (9,26%), i decreti del Presidente della Repubblica (2,62%), le deliberazioni Cipe (1,50%) e infine i decreti ad interim approvati da due ministeri congiuntamente (1,22%). In totale per la piena implementazione delle leggi e dei decreti legislativi approvati nella XVII legislatura sono stati a oggi coinvolti più di 20 attori extra parlamentari, che hanno adottato 17 diverse tipologie di atti.

Analisi

Si tratta di una fase molto particolare dell’iter legislativo, per due motivi. L’azione si sposta dal parlamento ai numerosi uffici competenti e le dinamiche politiche lasciano il posto a quelle burocratiche e tecniche. Inoltre i tipi di atti e di iter coinvolti si moltiplicano. In aula si parla di disegni di legge (ddl), emendamenti e leggi, mentre nel secondo tempo, quello degli uffici, si passa a decreti ministeriali, decreti del presidente della repubblica, provvedimenti direttoriali, deliberazioni cipe, protocolli d’intesa, linee di indirizzo, documenti di programmazione e altro ancora. Passaggi naturali del processo di attuazione delle leggi approvate dal parlamento, che però rendono molto difficile monitorare l’implementazione delle norme e capire chi sia responsabile della mancata o cattiva applicazione dei provvedimenti. La moltiplicazione dei soggetti coinvolti compromette l’accountability delle istituzioni, come viene definita la responsabilità di rendere conto ai cittadini e metterli così in condizione di capire e giudicare consapevolmente. Un monitoraggio reso complicato anche dalla poca, o meglio incompleta, trasparenza del governo in materia. Durante il governo Monti il ministro Dino Piero Giarda ha introdotto le prime relazioni sullo stato di attuazione dei provvedimenti dell’esecutivo. Con il governo Renzi, e poi con quello Gentiloni, questi report sono diventati periodici, con cadenza mensile o bimensile. Pubblicazioni che, per quanto preziose, erano da considerare solo un punto di partenza, in quanto limitate rispetto alla complessità della materia, sia per la natura e che per il formato dei contenuti diffusi.

Da Portaldiritto, una spiegazione del procedimento legislativo italiano. Interessante, e più semplice, la spiegazione di Skuola.net. E qui quello della Camera dei Deputati. Per chi invece preferisce Wikipedia ecco il linkino.
Come si vede è la procedura legislativa italiana ad essere complessa, farraginosa, e lunga.
Diminuendo, aumentando, o rimanendo invariata la procedura legislativa cambia poco o punto: vogliamo rimanere un paese con al centro la burocrazia o uno che emana leggi semplici e facilmente comprensibili da tutti? Perché è questo il vero nodo del problema: non il numero dei parlamentari, ma come in Italia vengono (ad minchiam) fatte le leggi.
Anzi, di una cosa si può esser certi: diminuendo la quantità, diminuisce la qualità dei deputati, perché non verranno candidati i più bravi ma quelli più affini al pensiero del segretario del partito, i più leccaculo, gli yesmen e le yeswomen.
In pratica (se cliccate sull’immagine andate all’articolo):

Mi dispiace che di questo non se ne accorga l’esimio Tito Boeri, che nel suo eccellente (per com’è scritto) articolo per lavoce.info dal titolo Perché un Parlamento più piccolo funziona meglio fa l’esempio del senato USA, dove di fronte a 100 senatori vi sono 24 Commissioni parlamentari. Non entro nel merito del fatto che mentre gli States hanno un parlamento bipartitico (se si escludono indipendenti e i rarissimi eletti da altri partiti, essenzialmente locali), al contrario del nostro che è multipartitico e dove, nelle commissioni, devono essere rappresentati più o meno tutti i partiti. E, poi, i rappresentanti del popolo in realtà fanno da rappresentanti delle lobby che li finanziano.
Cosa che, alla fin fine, tagliando i parlamentari potrebbe accadere pure da noi.
Volete essere rappresentati o volete eleggere burattini dei partiti e delle lobby?

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