Quel che resta del giorno

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Capire la differenza tra la realtà e la sua percezione è una componente essenziale sia di chi fa politica che di chi fa comunicazione.
Che cosa sa, esattamente, la casalinga di Voghera e l’elettrotecnico di Volterra di quanto fatto dai gruppi del MoVimento 5 Stelle nei due rami del parlamento?
Cosa dicono i media a queste due persone, che generalmente non guardano La Cosa, non frequentano “la Rete” se non per ciattare o scambiarsi ricette con le amiche su Faccialibro?
Lo stesso che dicono a tutti gli altri italiani che si informano solo sui media tradizionali.
Costoro sanno tutto della querelle sugli “scontrini” persi dalla Lombardi, sui rimborsi spesa, sulle “cacciate” o le uscite dai gruppi di alcuni ex membri e, ultima in ordine di tempo, la triste faccenda di Adele Gambaro, rea solo di aver osato criticare – e qui non voglio entrare nel merito della giustezza o meno di quanto da lei affermato – Re Giuseppe I° e di aver addebitato ai toni da lui usati sua durante al campagna elettorale per le amministrative il “flop” elettorale.
Come la penso l’ho già detto, qui non importa il mio parere ma ben altro.

 

 

 

 


Per questo motivo, per queste ragioni, per cambiare il percepito della gente comune imbeccata dai grandi media su quello che gli fa comodo far leggere intorno al MoVimento che è essenziale che gli iscritti che decideranno sulla sorte di Adele Gambaro la dichiarino “innocente”: sono già pronti articoli su articoli sulla mancanza di democrazia e di dissenso interni. Facciamo in modo da cacciargli in culo le loro penne piene d’astio e di nettarci le nostre natiche con i loro fogli bianchi.
Se non possiamo cambiare la realtà di schiere infinite di finti giornalisti ma veri pennivendoli contro di noi, facciamo almeno in modo che la percezione che la gente ha nei nostri confronti cambi radicalmente.
E il primo passo è la “assoluzione” della senatrice Gambaro: svolta tattica dal punto di vista politico, e strategica dal punto di vista della comunicazione percettiva da parte degli elettori nei nostri confronti.